I temporary store si moltiplicano, la moda cambia modello commerciale. L’esempio di Milano

La moda rinnova le collezioni a ritmo frenetico, stronca il tradizionale alternarsi delle stagioni, produce linee a tiratura limitata e da prendere al volo. Un’evoluzione che, in particolare nelle grandi città, va di pari passo con l’aprirsi e il chiudersi a tempo di record dei “temporary shop”, negozi la cui attività dura quasi uno schiocco di dita e la cui espansione è in crescita. A sancirlo sono i dati rilevati e diffusi da Assotemporary, l’associazione di commercianti nata nel 2008 proprio per dar voce a quella che un tempo era una nicchia, ma che nel 2018 è cresciuta del 15%. Un esempio: a Milano sono 450 gli spazi destinati ai negozi “mordi e fuggi” dove le insegne dominanti sono proprio quelle della moda. E il mondo del fashion in parte sostiene e in parte è risucchiato da tali dinamiche, che fanno leva sull’acquisto d’impulso alimentato dall’ansia di veder sparire in fretta dalla vetrina del piccolo e volatile shop quel capo unico, quella borsa esclusiva o quel paio di scarpe prodotte in pochi esemplari. Tornando a Milano, tra via Solferino, zona Brera o Tortona, le aree di Milano con più punti vendita temporanei, i brand si inseguono e si contendono gli spazi, spesso piccoli (tra i 40 e i 60 metri quadri) e spesso costosi (circa 1.200 euro a settimana), soprattutto nei periodi più “caldi”: la Settimana della Moda e quella del Salone del Mobile, in particolare. Nella foto, il temporary store Ebarrito, rimasto aperto a Milano dal 4 maggio al 2 giugno 2018.

 

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