Non più “apocalypse”, ma transizione: il retail USA vive una fase di alterni bilanci. Ecco alcuni esempi

C’è chi dice che la crisi è alle spalle. C’è chi dice di no. Il retail USA resta in una fase interlocutoria che, perlomeno, non pare aver più i contorni di quella “condizione apocalittica” di cui tanto si è scritto nei mesi scorsi. Gli ultimi dati trimestrali di alcune catene di vendite, specializzate in moda e calzatura, dimostrano questa fase di transizione. Brilla, per esempio, la stella Macy’s, che nel trimestre aumenta le vendite del 3,3% (5,4 miliardi di dollari), porta l’utile oltre le attese e rivede al rialzo l’outlook sul 2018. Anche Nordstrom ha aumentato i ricavi del 3% (3,75 miliardi di dollari), ma gli utili, scesi da 114 a 67 milioni di dollari, hanno deluso le attese anche a causa di una sorta di “disguido”: ha dovuto pagare 72 milioni di dollari per rimborsare i clienti ai quali erano stati addebitati tassi di interesse più alti sulla carta di credito. Nonostante questo “danno”, Nordstrom ha (anche lui) rivisto al rialzo le previsioni sull’anno fiscale. I mercati fiscali, però, non si fidano e il valore del titolo è crollato. Destino simile per la catena Dillard’s: vendite +4,7% (1,4 miliardi di dollari), ma utili dimezzati. Shoe Carnival, invece, viaggia in senso inverso: vendite in calo del 6,4%, ma utili in aumento del 9,1%. Chi non riesce a risalire la china è JCPenney che ha riportato una perdita di 151 milioni di dollari, superiore a quella registrata nello stesso periodo dell’anno scorso (125 milioni di dollari), mentre le vendite hanno perso il 5,8% del loro valore, fermandosi a quota 2,65 miliardi di dollari. “Ridare a JCPenney una crescita redditizia sostenibile sarà un processo lungo, anche se comprendo la necessità di un’azione rapida”, ha commentato Jill Soltau, ceo della società. (mv)

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