Tra licenziamenti e chiusure, il retail europeo ha un problema

Tra licenziamenti e chiusure, il retail europeo ha un problema

Nel Regno Unito Harrods prevede circa 670 licenziamenti, mentre la società Intu, che controlla alcuni centri commerciali, è finita in amministrazione controllata. In Germania la catena calzaturiera Schuhkay è in auto-amministrazione. In Austria Leder & Schuh tira un sospiro di sollievo grazie agli aiuti statali. Insomma, il retail europeo ha un problema: si chiama conseguenze del Coronavirus. Ed è un problema talmente grosso che gli esempi dalla cronaca non sono finiti. In Francia, che prima della pandemia ha dovuto subire anche le proteste dei gilet gialli e gli scioperi per la riforma pensionistica, secondo Procos ed EY potrebbero chiudere fino a 50.000 punti vendita, con 150.000-300.000 posti di lavoro a repentaglio.

Il retail europeo ha un problema

La situazione è delicata ovunque e rischia di peggiorare nei prossimi mesi se i consumi “fisici” non dovessero ripartire. Situazione particolarmente dura nel Regno Unito. Intu dà lavoro a circa 3.000 dipendenti diretti, mentre sono 102.000 le persone impiegate nei negozi all’interno dei 14 centri commerciali di proprietà e dei 3 in joint venture. Bene: la società è in amministrazione controllata. Secondo il Financial Times i suoi debiti ammontano ad almeno a 4,5 miliardi di sterline. La rinegoziazione di una parte dei debiti non è andata a buon fine per il veto di Canada Pension Plan Investment Board, che vorrebbe la messa in vendita del gioiello di Intu, il Trafford Centre di Manchester. Cioè il terzo centro commerciale più grande del Regno Unito per superficie dedicata al retail. Risente della crisi anche Harrods. Secondo Fashion United, la catena di grandi magazzini di lusso ridurrà fino al 14% la sua forza lavoro composta da 4.800 dipendenti. Vale a dire 670 licenziamenti circa.

Fronte tedesco

In Germania il tribunale distrettuale di Amburgo ha accolto la domanda della direzione di Schuhkay, uno dei principali rivenditori di calzature nel nord del Paese. L’azienda, che gestisce 22 negozi di proprietà, entra in auto-amministrazione, attività consentita nelle procedure di insolvenza. Per Schuhmarkt l’insegna austriaca di calzature Leder und Schuh (200 negozi in 9 paesi e 2.300 dipendenti) ha ricevuto assistenza dal Ministero delle Finanze e da un pool di banche. Leder und Schuh controlla anche i marchi Humanic e Shoe4You.

 

 

E quello francese

Anche in Francia la pandemia Covid-19 picchia duro. Sono già conosciute le situazioni di Andrè, La Halle, Camaïeu, Naf Naf e Celio. Ma a mano a mano che passa il tempo l’elenco delle insegne in crisi rischia di diventare sempre più folto. A confermare un futuro denso di nubi ci pensa il report elaborato da Procos ed EY dal titolo Commercio specializzato: un’opportunità per la Francia. “Il calo del 5% nella frequentazione di un negozio porta in media a un calo del margine operativo da 2 a 3 punti percentuali – sono gli estratti ripresi da Magazine-Decideurs –. In assenza di sostegno e aiuti supplementari, c’è il rischio che da settembre gli insuccessi si moltiplichino, con la potenziale distruzione da 150.000 a 300.000 posti di lavoro diretti e la chiusura di 50.000 punti vendita”. (mv)

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