Per anni ci hanno raccontato che la moda vegana avrebbe rivoluzionato tutto, dai materiali ai consumi, fino all’immaginario. Una promessa (mancata) ripetuta con toni profetici da designer, startup e brand emergenti. Oggi, però, la realtà è molto diversa. La “grande svolta animal-free” non è mai arrivata davvero, e il mercato ha riportato tutto a una dimensione più concreta. Sul numero di febbraio La Conceria ne abbiamo parlato con Simone Guidarelli, designer, stylist, profondo conoscitore del settore. Con cui abbiamo analizzato i motivi di una “rivoluzione” che si è fermata prima di cominciare e del perchè i grandi brand abbiano finito per inglobarla, svuotandola della sua carica. Per scoprire cosa resta della moda vegana basta leggere “Le tre ragioni della normalizzazione”.
Cosa resta della moda vegana
Il primo nodo sembra banale ma è piuttosto semplice: il consumatore sceglie ciò che gli piace, non ciò che è “giusto”. Il pubblico vegano resta una nicchia: la maggior parte delle persone apprezza l’opzione animal‑free, ma poi torna alla pelle per estetica, qualità e forza dello storytelling. E qui emerge il limite più grande: molti materiali alternativi non reggono il confronto. Le differenze nella mano, nella martellatura, nella consistenza sono evidenti. La resa appare quindi plastica, le lavorazioni raffinate diventano irreplicabili. Il risultato? I prodotti vegani restano confinati nello sportivo o nell’entry level. E quando funzionano (se funzionano) è perché vincono sul piano creativo, non perché sono vegani.
Se i big l’hanno assorbita
La terza ragione è strutturale: i grandi brand hanno assorbito l’istanza vegana, togliendole radicalità e trasformandola in una semplice opzione di gamma. Così, mentre i piccoli progetti faticano a crescere, i colossi inseriscono articoli vegani “per non lasciare buchi”, senza reale convinzione. E quando i big entrano in campo, per gli emergenti lo spazio si riduce a zero. Lo stesso schema si ripete nell’automotive: Mercedes rilancia gli interni vegan-certified, ma il dibattito – e la macchina del marketing – sembrano fermi al 2016. E così la moda vegana rimane un proclama. Uno di quelli che nella realtà si scontra con costi, complessità e compromessi che il mercato non è disposto ad accettare.
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