L’Europa chiede sostenibilità, e fin qui nulla di nuovo: è un obiettivo inevitabile, un passaggio che nessun settore manifatturiero può eludere. Ma cosa succede quando la transizione ecologica rischia di diventare un percorso a ostacoli, soprattutto per le PMI del calzaturiero? E quando le norme europee avanzano più velocemente degli strumenti per applicarle? Nel mensile di gennaio La Conceria la nostra intervista alla presidente CEC, Rosana Perán, che nell’articolo “L’Europa di cui avremmo bisogno” lancia un messaggio chiaro: servono regole, sì, ma anche sostegno, tempistiche reali e una difesa concreta dalla concorrenza extra-UE.
La nostra intervista alla presidente CEC
Il Green New Deal ha aperto una stagione legislativa senza precedenti: Ecodesign, EUDR, gestione dei rifiuti, tracciabilità. Tutto inevitabile. Ma per il calzaturiero europeo, fatto di distretti, filiere corte e migliaia di PMI, la sostenibilità non può essere solo un obbligo: deve essere un percorso accompagnato. Ecco perché Perán lo dice chiaramente. Senza incentivi, supporto tecnico e tempi di attuazione realistici, il rischio è trasformare una transizione necessaria in un peso insostenibile. E soprattutto: senza un’applicazione omogenea tra gli Stati membri, la competitività interna rischia di frantumarsi.
Il mercato corre, Bruxelles rincorre
Intanto mentre l’UE prepara la revisione dell’EUDR, l’industria globale si muove. L’americana Pangea, che produce pelli per auto, si è messa in moto con il progetto “Transparency in Motion”. E in collaborazione con Where Food Comes From (WFCF), Walmart e Prime Pursuits sta raccontando la tracciabilità. Ma un nodo cruciale resta: riconoscere che la pelle non è un driver di deforestazione e che la filiera conciaria non ha il potere economico di influenzare l’industria della carne.
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