La retromarcia dell’auto vegana che, zitta zitta, torna alla pelle

La retromarcia dell’auto vegana che, zitta zitta, torna alla pelle

Per gli interni di Polestar 2, modello “veg” del marchio elettrico Polestar (Volvo), è possibile scegliere, oltre ai tessuti, la pelle. Sembra poco, ma è una notizia interessante sotto più punti di vista. Industriale, innanzitutto, perché un marchio che dopo l’infatuazione vegana torna alla pelle fa piacere dal punto di vista manifatturiero. Culturale, perché dimostra che (presto o tardi) chi si presenta come alfiere della sostenibilità arriva a valutare positivamente i materiali animali (prodotti con certi standard). Massmediologico, infine, per come la notizia arriva all’opinione pubblica.

Polestar 2 torna alla pelle

Con un comunicato stampa del 27 aprile, Polestar comunica che per il modello 2 sono ora disponibili, oltre alle opzioni vegane, anche gli “interni in nappa dalle grandi credenziali di sostenibilità”. “Ci aspettiamo che la pelle utilizzata nei prodotti Polestar sia conforme ai più severi standard in materia di benessere degli animali, oltre che completamente tracciabile e priva di cromo – è il commento di Fredrika Klarén, head of Sustainability del brand –. Bridge of Weir (conceria del gruppo Scottish Leather Group, ndr) soddisfa i nostri requisiti”.

 

 

Le ragioni green della concia

In un’altra nota si legge che “l’approccio di Polestar” rimane “vegan first”. Ma in Svezia si sono accorti che da un lato “affidarsi solo a materiali sintetici pone delle sfide in termini di sostenibilità”. Mentre, dall’altro, la pelle “è la soluzione per molte questioni legate alla qualità e all’ambiente”. In un’intervista a Motor Trend Maria Uggla, senior design manager di Polestar, entra ancora di più nel dettaglio. “Trovare un sostituto di alto livello è complicato. (La pelle) è un sottoprodotto e continuerà ad essere un sottoprodotto (della zootecnia). Buttarla via non avrebbe senso“. Musica per le nostre orecchie.

Cultura e comunicazione

Ci sono molti aspetti interessanti, dicevamo, nelle riconsiderazioni in seno a Polestar. Uno è di natura culturale: l’assioma che l’auto elettrica per essere sostenibile debba essere anche “leather free” vacilla. Speriamo che la casa madre Volvo, che a sua volta ha subito una recente sbandata vegana in nome della sostenibilità, ne prenda atto e gli dia la spallata definitiva. L’altro è massmediologico. Perché ricorderete la fanfara con la quale nel 2019 il CEO annunciò urbi et orbi che Polestar non avrebbe più “sacrificato mucche per i suoi sedili” (sic!). Oggi il brand torna alla pelle con molto meno clamore. Finisce sempre così: i fatti vincono sulle parole, ma con discrezione.

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