188 milioni di paia nel 2016: erano 531 nel 1986. Aziende: -17% in 7 anni. La scarpa chiede a Roma sostegno e soluzioni

Occorrono leggi adeguate per fermare il declino della calzatura italiana, settore che contribuisce allo sviluppo del Paese con un fatturato annuale complessivo stimato in circa 14,2 miliardi di euro. Dal 1996 a oggi le imprese del settore moda (tessile-abbigliamento, pelli e calzature) sono diminuite del 33%. In 30 anni la produzione di calzature è diminuita del 75%. Nel 2016 si è toccato il minimo storico di 188 milioni di paia di scarpe prodotte, un altro mondo rispetto ai 531 milioni di paia del 1986. Non solo. In Italia, nel periodo 2010-2016, il numero delle aziende è sceso del 17%. Dettaglio regionale: Campania -8%; Emilia Romagna -19%; Lombardia -11%; Marche -17%, Puglia -24%; Toscana -16%; Veneto -19%. Una crisi non circoscritta alla calzatura, visto che l’intero sistema moda in tre anni ha lasciato sul campo 33.000 addetti. È questo il panorama disegnato ieri dall’Università Politecnica delle Marche durante il convegno “Industria della calzatura: il bisogno di accelerare la ripresa del comparto attraverso un’efficace politica industriale a sostegno del Made in Italy. Quali prospettive future” svolto a Roma, nelle stanze del Senato. I vertici di Assocalzaturifici, con a capo la presidente Annarita Pilotti, hanno incontrato Maurizio Gasparri (vicepresidente del Senato), Ernesto Carbone (responsabile Pubblica Amministrazione e Made in Italy), Simone Baldelli (vicepresidente della Camera) e Francesco Verducci (senatore). Al centro del dibattito l’etichettatura d’origine obbligatoria che non passa a livello europeo e che gli imprenditori calzaturieri hanno chiesto a gran voce insieme al taglio del costo del lavoro. “In vista delle prossime elezioni, quali schieramenti politici si impegnano ad inserire questi due punti nel programma dei primi 100 giorni del Governo?” ha chiesto il presidente dei calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico Enrico Ciccola. (mv)

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