2016 in chiaroscuro per la scarpa italiana: bene l’export, produzione in calo. Pilotti: “Ordini piatti tra settembre e ottobre”

“Il 2016 ci consegna una fotografia in chiaroscuro per il calzaturiero. I dati del terzo trimestre mostrano l’assenza di miglioramenti significativi e la raccolta ordini, piatta, del bimestre settembre-ottobre esclude recuperi: la produzione dovrebbe chiudersi con la flessione al 2% in volume”. Il bilancio dell’anno, ormai al termine, di Annarita Pilotti, presidente Assocalzaturifici e titolare del brand Loriblu, spinge la scarpa italiana verso la responsabilità del cambiamento. L’export, cresciuto nei primi 8 mesi dell’anno del 3,5% in valore (con calo dello 0,7% in volume), rimane un baluardo. Le imprese marchigiane, maglia nera con un calo dell’export del 5,1% nel primo semestre dell’anno, sono le più esposte al clima di incertezza: “Soffriamo di più perché ancorate alla Russia, produciamo a un prezzo medio più alto – commenta Giampietro Melchiorri di Gal.men. (Montegranaro) – e abbiamo molte piccole e medie imprese”. Ogni distretto ha trovato le proprie contromisure al frangente: la Riviera del Brenta dandosi al contoterzismo per le griffe, Firenze e San Mauro Pascoli puntando sui brand proprietari invece. Da Molfetta tira le somme Alessandro Porta di Jeannot’s: “Non possiamo lamentarci, ma navighiamo a vista”.

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