Brasile, la scarpa beneficia del trade war USA-Cina (ma non basta)

La calzatura brasiliana ringrazia la guerra commerciale tra USA e Cina, ma non può per questo dire di vivere un 2019 privo di problemi. Intanto il mercato verdeoro conferma l’apprezzamento per la calzatura made in Italy.

Congiuntura
Secondo i dati diffusi dall’associazione brasiliana della scarpa (Abicalçados), da gennaio a settembre 2019 le imprese hanno esportato 83,3 milioni di paia per un fatturato di 718,1 milioni di dollari, con un aumento su base annua del 5,6% in volume e del 2,6% in valore. Nel periodo in analisi, gli Stati Uniti hanno incrementato gli acquisti del 38,4% in volume e del 38,1% in termini monetari. Un andamento prevedibile, secondo il CEO di Abicalçados, Haroldo Ferreira, sulla scorta della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

 

 

Non è tutto oro
Il Brasile è il quinto produttore di calzature al mondo con 944 milioni di paia di scarpe, ma il settore sta attraversando un periodo di difficoltà. “Principalmente a causa della congiuntura economica nazionale e internazionale – spiega Ferreira, da poco subentrato a Heitor Klein –, oltre ad avere un grave problema di competitività internazionale”. Tra le sfide che si propone di affrontare come presidente di Abicalçados, spicca la richiesta per la riduzione dei dazi all’import al fine di ottenere competitività sul mercato interno. Ferreira ritiene inoltre che le calzature brasiliane “si adattino ai nuovi tempi della cosiddetta quarta rivoluzione industriale”.

Import
A proposito dell’import, nei primi 9 mesi l’Italia gioca la sua parte: gli acquisti del Brasile sono saliti del 24,9% in valore (21,8 milioni di dollari) e del 22,9% in quantità (186.000 paia). L’Italia è al quarto posto nella classifica brasiliana dell’import dietro Vietnam, Indonesia e Cina. (mv)

 

 

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