Calzatura, evade 1,7 milioni di IVA per tentare di salvare l’azienda: il Tribunale lo assolve con formula piena

Non versa 1,7 milioni di IVA, ma viene assolto. Il Tribunale di Milano ha premiato il suo sforzo e il fatto che aveva sborsato 9 milioni di euro per rilanciare l’azienda in difficoltà. Sforzo poi risultato vano “per cause indipendenti dalla sua volontà”, recita la sentenza di assoluzione con formula piena, ora diventata definitiva. Il protagonista della vicenda è un ex docente universitario che aveva rilevato l’azienda calzaturiera costituita nel 1968 e che era diventata un brand importante nel segmento bambino, con uno stabilimento nelle Marche, a Monte Urano. Poi è arrivata la crisi che portò nel 2011 a una riduzione del fatturato del 40-45%. La mancanza di vendite aveva provocato il collasso del trend finanziario con una situazione che, recita la sentenza, “non aveva consentito di pagare i dipendenti e gli stilisti per disegnare le nuove collezioni”. Così, nonostante la chiusura da parte delle banche, il professore-imprenditore, pur di salvare l’azienda dal crac, aveva destinato i fondi necessari per pagare le pendenze col Fisco all’attuazione di un piano di rilancio per preservare i posti di lavoro. Il piano però non è andato a segno e nel maggio del 2016 arrivò il fallimento. Ne dà conto Corriere Adriatico che spiega come il Tribunale di Milano, applicando una giurisprudenza ormai in voga, abbia tenuto conto del fatto che l’imputato per omesso versamento dell’IVA per cinque annualità (dal 2011 al 2017 per un totale di 1,7 milioni di euro) aveva messo in atto “una serie di iniziative concrete (…) dirette a consentirgli di recuperare quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale”. (mv)

 

 

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