Calzatura spagnola, meno paia e più valore dall’export

Anche il calzaturiero spagnolo soffre la crisi dei consumi europei. I dati dell’ufficio doganale affermano che, nel primo trimestre 2013, 38,5 milioni di scarpe di manifattura domestica sono state esportate per un controvalore di 672 milioni di euro: si tratta di un aumento di quasi il 5% in valore, accompagnato però da una flessione del 6,6% in quantità. Il calo di ordinativi italiani e portoghesi è stato parzialmente compensato da quelli francesi, tedeschi, giapponesi, cinesi, canadesi e statunitensi. Tra gennaio e marzo è invece cresciuto il numero di paia importate, 112 milioni (+9%), sebbene il loro controvalore (112 milioni di euro) sia inferiore dell’1,8% ai 583 milioni pagati nei primo trimestre del 2012. Dagli ultimi dati emessi dalla Federacion de industrias del calzado español, relativi al primo semestre 2012, la scarpa spagnola aveva conosciuto una crescita del 30% in volumi e del 13% in valuta, con significativi aumenti dell’export verso Russia, Cina e Usa, e una diminuzione dell’import del 14,4% in paia e del 9,4 in termini monetari. L’area di maggior produzione resta quella di Valencia/Elche, da cui dipende il 48% dell’export. (pt)

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