Fermo e Macerata: l’Area di Crisi Complessa sfida la scarpa

L'Area di Crisi Complessa di Fermo e Macerata

Le agevolazioni previste dall’Area di Crisi Complessa potrebbero rappresentare l’ultimo treno per una certa parte della calzatura marchigiana. La quale, è noto, vive da tempo una dimensione complessa e critica, determinata da vari fattori concomitanti, tra cui il dominio della sneaker, il crollo dell’export con la Russia e la difficoltà (di molti) a tenere il passo dei cambiamenti di mercato.

Le agevolazioni
Il distretto delle pelli-calzature Fermano-Maceratese è stato riconosciuto Area di Crisi Industriale Complessa. Il Governo dovrebbe mettere a disposizione tra i 20 e i 30 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i cofinanziamenti regionali ed altri fondi integrativi. Possono usufruirne 42 comuni, delle province di Fermo (la maggior parte) e Macerata. Entro il 30 settembre le aziende dell’ACC (non solo calzaturiere) dovranno presentare manifestazioni di interesse e progetti.

I commenti
“Il riconoscimento dell’Area di Crisi Complessa è un’opportunità. Non quella che l’imprenditore sogna quando inizia la sua attività. Ma comunque è un’occasione per tutto il territorio, non abituato a chiedere e chiamato a misurarsi anche sotto questo aspetto” commenta Giampietro Melchiorri, vicepresidente di Confindustria Centro Adriatico. “Mi aspetto interventi destinati alle aziende che hanno bisogno di tempo per poter recuperare come, ad esempio, gli ammortizzatori sociali. Interventi per aziende che stanno resistendo, ma devono strutturarsi per crescere. E interventi per chi cresce e vuole investire per alimentare questa crescita”.

Il progetto di Confindustria Centro Adriatico
Confindustria Centro Adriatico vuole “sviluppare una filiera tra i calzaturieri” offrendo servizi su misura. Partendo dal presupposto che “l’azione deve essere differenziata per poter essere efficace”, vuole raggruppare le aziende in quattro gruppi. “Chi è un brand; chi ha un marchio proprio; i licenziatari e i terzisti” ha illustrato il direttore Giuseppe Tosi. “Abbiamo individuato le aziende di riferimento per ognuno dei quattro gruppi. La strategia prevede che, partendo dalla grande azienda, si comprenda cosa può servire a livello di terzisti, fornitori, servizi. A questo punto noi saremo in grado di offrire la miglior rete possibile interna ai nostri associati. L’obiettivo è mettere in relazione. Non puntiamo al contratto di rete che potrà essere un ulteriore step per le aziende principali, se lo riterranno opportuno”. Una sfida lanciata a tutta l’imprenditoria locale spesso sollecitata a “fare aggregazione”. Forse, è arrivato il momento di farlo in modo concreto. (mv)

Immagine d’archivio La Conceria

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