Fru.it sfida i brand premium con attenzione ai costi e ai servizi

Fru.it sfida i brand premium con attenzione ai costi e ai servizi

Attenzione ai costi e ai servizi, che devono essere sempre di qualità. Sono le armi per sfidare i brand sul mercato della scarpa da donna di fascia medio alta. Gianluca Tombolini, 48 anni, guida il calzaturificio Fru.it di Porto Sant’Elpidio (Fermo) insieme a suo fratello Giacomo (46 anni). I due rappresentano la seconda generazione dell’azienda Tombolini, nata nel 1971 da un’idea dei fratelli Vincenzo, Silvano e Umberto. Il marchio Fru.it è arrivato nel 1979. Negli anni 2000 è avvenuto il passaggio generazionale e dal 2007 il marchio Fru.it dà il nome dell’azienda.

Attenzione ai costi e ai servizi

Com’è la situazione del mercato di calzature da donna?
Molto complicato, almeno per quanto riguarda la fascia medio-alta, quella che presidiamo. Ieri le nostre clienti erano le commesse e le impiegate. Oggi è una clientela che non c’è più, perché si è spostata verso l’alto di gamma o verso il basso.

E poi ci sono i marchi che hanno aggredito il segmento…
Esatto. Ogni giorno dobbiamo sfidarli in una partita sempre più complicata.

 

 

E quali sono le vostre armi?
Puntiamo sui servizi e sulla flessibilità di un’organizzazione agile. Questa ci permette, ad esempio, di essere puntuali con le consegne e di offrire la personalizzazione della calzata. Produciamo e vendiamo scarpe per i clienti che percepiscono e apprezzano la qualità. Cosa non scontata oggi.

Come vede la sua azienda tra 3-5 anni?
Cercheremo sempre di offrire un servizio al passo con i tempi. Punteremo di più sulla vendita diretta ed è inevitabile guardare all’online.

Pensa anche di innovare la produzione?
Oggi non è il momento. Bisogna stare molto attenti ai costi, per cui un investimento in questo settore si fa solo se strettamente necessario. E oggi non lo è. Domani, speriamo.

Qual è la vostra struttura?
Attualmente abbiamo 43 dipendenti. Qualcuno in meno rispetto a prima della pandemia, tra pensionamenti e altro. Nessun licenziamento. Servirebbe un ricambio generazionale ma è difficile completare la filiera produttiva senza l’apporto degli stranieri. (mv)

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