Il Coronavirus complica i piani già critici della scarpa italiana

Il Coronavirus complica i piani già critici della scarpa italiana

Clienti tiepidi, se non spaventati. Mercato fermo. Ordini in dubbio. Il Coronavirus complica i piani già critici della scarpa italiana. Dalle Marche al Veneto, passando dalla Campania, la calzatura made in Italy si scontra con le conseguenze dell’emergenza globale legata al virus Covid-19. Un tessuto manifatturiero già alle prese con una congiuntura complessa ha un problema in più.

I piani già critici della scarpa italiana

Nell’area di crisi complessa delle Marche l’effetto Coronavirus già si sente. “Registriamo annullamenti di ordini, mentre la campagna vendite si è bloccata – riporta Valentino Fenni, presidente calzaturieri Confindustria Centro Adriatico –. I buyer stranieri non volano a Milano per acquistare negli showroom. I rappresentanti italiani non sono ricevuti all’estero”. “Nessuno si azzarda a comprare ora con consegna ottobre. Cosa succederà ad ottobre? – si chiede Massimo Foresi del brand Area Forte (Montegranaro) –. Il mercato tedesco si è fermato. Ho l’impressione che il Coronavirus possa essere il colpo del KO per le aziende del distretto con meno benzina”. C’è chi si prepara ad affrontare il momento più buio della crisi. “Per ora non risentiamo dell’epidemia, ma ci siamo attivati per essere pronti all’impatto. D’altronde non possiamo fare altrimenti – afferma Rodolfo Zengarini, dell’omonimo calzaturificio –. Il mercato vive un clima di attesa e di timore. Le aziende sono guardinghe. Si cambia umore da una settimana all’altra, in base a dove si diffonde l’epidemia e a dove il lavoro pian piano sta riprendendo”.

Napoli chiede una risposta di sistema

“Ora è troppo presto per quantificare, ma so che ci sono state riduzioni di ordini nel distretto. Il mercato delle griffe rallenta e per noi si annuncia un primo semestre molto difficile”. Pasquale Della Pia è patron del brand Deimille, nonché vicepresidente di Assocalzaturifici e della sezione Moda e Design dell’Unione Industriale di Napoli. Riconosce che l’emergenza arriva quando il comparto, dove molte aziende si sono votate alla produzione per conto terzi, vive un frangente “non drammatico, ma critico”. Già prima dell’ultima edizione di Micam aveva chiesto alla Regione Campania l’attivazione di un’Unità di Crisi Complessa per il settore calzaturiero sul modello di quanto fatto nelle Marche. “Ora è ancora più necessaria: i numeri del comparto sono negativi – commenta Della Pia –. Serve una risposta di sistema, non si può immaginare che dall’impasse si esca solo grazie alla proattività delle singole imprese. Non chiediamo ammortizzatori sociali, ma strumenti”. Ad esempio? “La mappatura del distretto, dove operano più di 250 aziende sia del lusso che del premium”. L’amministrazione regionale ha risposto in maniera bipartisan, accordando una riunione con le parti sociali presso l’Assessorato per le Attività Produttive. Si aspettano, poi, i provvedimenti.

 

 

Veneto: nella zona gialla

“Per ora le aziende non stanno affrontando grossi effetti legati al virus, ma il timore è che possano riscontrarsi tra qualche mese” spiega Fabio Cabianca, presidente del consorzio di formazione del distretto calzaturiero veronese (Focaver). “Nel nostro distretto si vive da qualche tempo una situazione non facile legata alla congiuntura. La speranza è che non vi siano ulteriori contraccolpi – continua Cabianca –. Per cui c’è preoccupazione, ma anche fiducia nelle nostre capacità”. Atteggiamento simile nel distretto trevigiano dello Sportsystem. Qui la maggior parte delle aziende si sono specializzate nelle calzature tecniche. Le ricadute sul segmento casual potrebbero essere compensate dall’area outdoor.

Dalla Riviera del Brenta

Timori più concreti si vivono lungo la Riviera del Brenta, area storicamente dedicata alla produzione di alta gamma e legata a doppio filo alle griffe del lusso. “C’è senz’altro preoccupazione per gli effetti del virus sulle nostre imprese – dichiara Vincenzo Marinese, il presidente di Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo –. Al momento è prematuro effettuare una stima dell’impatto economico sul comparto calzaturiero. I conti si faranno a partire dalla fine del semestre”. “La preoccupazione è per un blocco importante della produzione proprio di questo periodo, tra aprile, maggio e fino a giugno – spiega Giuseppe Baiardo, CEO di CDivertimento –. Lavorando con i grandi gruppi, siamo legati a dinamiche internazionali dove il business in Cina incide tra il 20 e il 25%”. Alcune aziende avrebbero già ricevuto l’annullamento di alcuni ordini. “Dobbiamo capire, qualora le griffe dovessero fare dei tagli, dove guarderanno – riprende Baiardo –. Noi facciamo alta qualità, però, magari siamo un po’ più costosi di altri. La speranza è che diminuiscano poco in maniera trasversale”. Molto dipenderà dall’atteggiamento dei clienti finali e dal perdurare della diffusione. “Noi non molliamo – conclude il designer con un sorriso –. Del resto, ne abbiamo passate tante e ce l’abbiamo sempre fatta. Passerà anche questa”. (art/mv/rp)

Foto d’archivio de La Conceria

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