La cycling shoe intelligente si chiama RAIOT, la produrrà Velasca e non è una sneaker

Dopo cinque pedalate le luci a led dietro al tacco si accendono. Una volta scesi dalla bici, si spengono in automatico grazie al riconoscimento del movimento della camminata. Senza bisogno di interruttori, si attivano i lampeggianti della freccia: basta muovere la caviglia sul lato desiderato. Sono queste le funzioni della scarpa smart che sfrutta la tecnologia RAIOT (Radical Apparel Internt of Things), startup nata a Roma un anno e mezzo fa che ha realizzato e una serie di brevetti destinati al wearable. A distinguere il progetto dalle tante calzature interconnesse e multifunzione è lo stile della scarpa scelta per il prototipo: non si tratta di una sneaker ma di una stringata in pelle nera. “Nel Nord Europa sono tanti i manager che si recano al lavoro con questo mezzo, noi abbiamo pensato proprio a loro”, ha spiegato a Wired Italia il cofondatore di RAIOT, Manolo Abrignani. La scarpa sarà realizzata in partnership con il brand milanese Velasca, specializzato in calzature classiche. Al momento l’accessorio si ricarica attraverso MicroUsb, ma “per il futuro stiamo pensando a un sistema a induzione, magari con un pannello posto direttamente sulla scatola, così chi arriva a casa alla sera dopo il lavoro deve solamente posizionare le scarpe lì sopra senza collegare l’ennesimo aggeggio alla corrente”, ha illustrato Abrignani. Secondo quanto annunciato, le cycling shoes entreranno in commercio entro sei mesi a un prezzo superiore del 20% rispetto a quelli di listino dei modelli Velasca.

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