L’Australia vuole tornare a produrre scarpe militari

L’esigenza di produrre internamente le scarpe destinate all’esercito si fa sentire anche in Australia. Il presidente della locale associazione calzaturiera, Phil Butt, rivela che l’organizzazione sta facendo pressioni sul governo affinché utilizzi calzature australiane per sostituire quelle importate. La sua dichiarazione arriva dopo che l’offerta fatta dalla società Rossi Boots, con sede ad Adelaide, è stata scartata a vantaggio di una commessa da 15 milioni di dollari affidata a una realtà indonesiana. “Abbiamo bisogno di mantenere una base industriale in Australia per essere in grado di garantire la produzione in futuro”, ha detto Butt, facendo riferimento all’emendamento statunitense del 1941, che prevede il “made in Usa” obbligatorio per le forniture di calzature militari. Il caso è approdato in Parlamento dopo che il Canada, sposando la tesi statunitense, ha a sua volta affidato una fornitura da 11,7 milioni di dollari a Kodiak Group Holdings e LP Royer, che ha permesso la creazione di 58 posti di lavoro all’interno del Paese. Un portavoce del ministro della Difesa australiano, David Johnston, sostiene che il governo ha già cercato di massimizzare la produzione interna, evidenziando che lo scorso anno la società RM Williams aveva ottenuto un contratto dal governo per 15 mila paia di stivali neri all’anno per tre anni più altre 5 mila paia per i due anni successivi. (ag)

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