Lusso anche da noi

Lusso anche da noi

Esclusivo. Le ragioni dei cinesi nella testimonianza di Wenjiang “Matteo” Hu, che ha un’azienda in Riviera del Brenta e che dice: senza di noi il vostro distretto non ci sarebbe più.

“Volete un cinese a posto, serio, in regola come i migliori terzisti italiani? Ve lo do io il nome>. Da suggerimento di Roberto Barina, direttore creativo di “Ballin Project”, ecco l’incontro con Wenjiang Hu, trentenne originario dello Zhejiang come la maggioranza dei suoi connazionali immigrati in Italia, capello lungo, marcato accento veneziano, occhio a mandorla e una gran voglia di intraprendere. Si fa chiamare Matteo. Lo incontriamo in un bar di Mestre, dove tutti lo conoscono, salutano, rispettano. Il bar è suo. Ne ha altri tre, tra Padova e Treviso. (…)
“Dopo le manifestazioni in piazza e i servizi giornalistici di quest’ultimo periodo ci sentiamo spiati, controllati. Abbiamo paura. Non solo dello Stato, che vessa tanto noi quanto voi, ma anche dei terzisti italiani che ci fanno la guerra. Leggete qui!”. Apre l’iPad e mostra un servizio pubblicato dal quotidiano Il Gazzettino: descrive il pedinamento da parte di esponenti dell’associazione dei terzisti veneti, che hanno preso i numeri di targa delle automobili che entrano ed escono dai loro capannoni. “Cinesi uguale delinquenti, contraffattori, artefici di illegalità diffuse, lavoro sommerso, mansioni insalubri. Questo siamo, per molti di voi. Più o meno come se noi cinesi vi considerassimo tutti “pizza e mandolino”. Certo, non mancano situazioni di illegalità, ma riguardano i “piccoli”, non aziende come la nostra, che lavora con committenti che mai si sognerebbero di affidare le loro scarpe a terzisti fuori regola. Sapete qual è la verità? Senza noi cinesi, il vostro distretto del lusso sarebbe già scomparso. Gli italiani questi lavori non li vogliono più fare”. (continua)
Tratto dal settimanale Mdp La Conceria, n.39/2012

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