Made in, l’Europa non lo vuole. “Il governo italiano sia determinato”

Il 16 aprile, quando il Parlamento Europeo sarà chiamato a votare il regolamento comunitario sulla sicurezza dei prodotti destinati ai consumatori, potrebbe essere l’ultima occasione per ottenere il “made in” obbligatorio. Le premesse non sono favorevoli. “Dal 2010, anno in cui era stato approvato il primo testo – ha detto stamane a Milano l’on.le Cristiana Muscardini, presente a un incontro tra alcuni europarlamentari italiani e Assocalzaturifici – in Italia sono cambiati quattro governi e nessuno di questi ha posto finora con forza la questione del “made in” all’interno del consiglio europeo. Dal sottosegretario Del Rio, a cui avevo scritto chiedendo che fosse uno degli argomenti forti nell’incontro tra Renzi e Merkel, non ho avuto risposta”. Gli Stati del nord Europa si oppongono anche se, ha ricordato la parlamentare europea Laura Comi, i socialisti tedeschi hanno espresso parere favorevole, contrari sono invece gli esponenti della Cdu (partito di Angela Merkel). “Occorre determinazione da parte del governo – ha sottolineato l’on. Patrizia Toia – e il presidente del Consiglio, che proviene da una regione manifatturiera, ha una conoscenza diretta del problema. Se passasse questa penultima chiamata, credo che l’ultima si potrebbe svolgere in condizioni favorevoli all’interno del Consiglio europeo”. Per i calzaturieri, Diego Rossetti ha espresso la “frustrazione di noi imprenditori nel combattere contro un regolamento iniquo. Prendiamo atto che la lobby dei commercianti è più forte di quella degli imprenditori, ma se l’Europa si pone come obiettivo l’incidenza del 20% di prodotti manifatturieri, quando mai potrà ottenerlo senza una legge per il made in?”. (ag)

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