Mondo (cripto)digitale e scarpe. Nelle Marche il calzaturificio Lauretta accetta i bitcoin, ma nessuno li usa

Cosa hanno in comune Microsoft e il calzaturificio marchigiano Lauretta? Apparentemente nulla. Ma in realtà una cosa c’è: entrambi hanno deciso di accettare pagamenti in bitcoin, la nota (o famigerata…) criptovaluta virtuale di cui tanto si discute negli ultimi mesi. A distinguere il colosso americano dall’azienda di Monte San Giusto è, però, la risposta dei potenziali clienti. Due anni fa il calzaturificio Lauretta di Francesco Pagliaricci, specializzato da 20 anni nella produzione di scarponi impermeabili ideali per cacciatori e amanti della montagna, ha deciso di aderire al sistema di pagamento virtuale, ma “nessuno ha mai pagato in bitcoin” spiega Daniele Serrani, esperto di finanza e criptovalute, che ha convinto l’azienda sangiustese, dove lavora la moglie, a offrire alla clientela questa possibilità. “Per utilizzare il bitcoin basta avere uno smartphone dotato di app per visualizzare il QR code delle scarpe e pagare senza possibilità di errori” afferma Serrani. “La fattura viene emessa in euro. Il bitcoin è solo un sistema di pagamento per cui l’azienda non è soggetta ai rischi delle oscillazioni del cambio che invece coinvolgono chi fa trading”. Ma perché nessuno ha mai pagato in bitcoin? “Perché fino a poco tempo fa nessuno sapeva cosa fosse. C’è diffidenza sulle novità e pensiamo che dietro ci sia sempre la fregatura. C’è disinformazione e credo che non siano molti quelli che sanno cosa sia il bitcoin” termina Serrani.

 

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