Nuove regole per la sopravvivenza delle aziende del Brenta

Sono 130 le piccole e medie imprese che hanno chiuso, dal 2004 a oggi, nel distretto calzaturiero del Brenta. Mentre cessano le attività dei residenti nella zona, aumentano quelle con proprietari stranieri, in maggioranza cinesi. La situazione sempre più difficile ha portato i terzisti a riunirsi e manifestare (nella foto) a Stra, dove si trova la sede dell’Acrib, a fine 2012, protestando contro il crescente numero di laboratori clandestini, che concorrono in modo sleale lavorando a ritmi insostenibile con personale spesso in nero. Acrib (Associazione Calzaturifici Riviera Del Brenta) e Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre) hanno siglato un’intesa, chiedendo un confronto tra tutte le 14 realtà provinciali interessate tra Padova e Venezia per stabilire una serie di contromisure come l’introduzione del prezzo minimo, il potenziamento del servizio ispettivo e del sistema di sanzioni. Si tratta di una sorta di tavolo permanente – coordinato dal Prefetto di Venezia con i sindaci, le aziende, i sindacati, polizia e guardia di finanza – per definire un codice etico che permetta la sopravvivenza della aziende sane e regolari, italiane o straniere che siano, che ancora oggi impiegano un totale di 10.500 lavoratori per una produzione di quasi 20 milioni di paia di calzature con un giro d’affari che supera la cifra di 1,65 miliardi di euro. (m.c)