Online e offline, tra produzione e retail la calzatura è in (grosse) difficoltà ovunque. I casi Shoes of Prey, Buffalo, Bretoniere

Shoes of Prey in liquidazione
L’australiana Shoes of Prey non ha superato le difficoltà e ha sospeso tutte le attività. Fondata nel 2009 dalla coppia Michael e Jodie Fox, insieme a Mike Knap, Il progetto aveva avuto un iniziale successo grazie a un’attività online incentrata sulla personalizzazione di massa che consentiva agli acquirenti di progettare le proprie scarpe. La società si è trasferita negli Stati Uniti nel 2015 crescendo moltissimo, ma arrivando a sbattere contro difficoltà emerse lo scorso anno. Ora si prospetta la liquidazione. “I clienti del mass market non vogliono creare: vogliono essere ispirati e indossare le ultime tendenze, quelle degli influencer di Instagram, sia per lo stile che per il marchio” ha scritto Michael Fox su Instagram.

Buffalo Boots chiude tutti i negozi
Buffalo Boots, marchio che fa parte del gruppo Deichmann, ha deciso di concentrarsi sull’attività all’ingrosso e per questo chiuderà i suoi negozi tra Germania, Austria e Svizzera. Il marchio è stato fondato nel 1979 specializzandosi, soprattutto, sulla vendita di stivali da cowboy. Poi ha iniziato a vendere altri modelli di scarpe e divenne popolare negli anni ’90 grazie alle sneaker platform. Nel 2016, il marchio è stato rilevato da Deichmann. Buffalo possiede 8 negozi monomarca in Germania, ma è rappresentata in 25 paesi europei, nonché Stati Uniti, Giappone e Russia e di conseguenza, il commercio all’ingrosso è cresciuto molto. Il portale di e-commerce sarà invece conservato.

Bretoniere Retail alza bandiera bianca
Il tribunale di Oost-Brabant ha dichiarato il fallimento della Bretoniere Retail NL BV, insegna commerciale del gruppo calzaturiero olandese omonimo. La società fallita gestisce 11 punti vendita nei Paesi Bassi e impiega 115 persone. Causa della bancarotta: il calo delle vendite. Bretoniere è stata fondata quasi mezzo secolo fa da Fred de la Bretoniere che, a fine 2014, ha venduto la quota di maggioranza alla società di investimento Karmijn Capital, rimanendo in sella come designer. Gli ultimi dati disponibili parlano da soli: fatturato 2017 pari a circa 10 milioni di euro con una perdita di 2,2 milioni nel 2017. (mv)

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