Parole a casaccio, facilonerie, accuse alla concia: nella bagarre green fashion arriva la sedicente “pelle dal vino”

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E vabbè, già nella definizione di “pelle 100% vegetale” per un materiale derivato dagli scarti della viticoltura (le fibre e gli oli della vinaccia) ce n’è abbastanza per capire che l’uso delle parole è, per così dire, disinvolto. Leggere nello stesso testo, poi, che il prodotto è realizzato “senza usare una goccia di petrolio, senza utilizzare sostanze inquinanti, senza consumare acqua e senza, ovviamente, uccidere nemmeno un animale”, a parte il pietismo ambientalista finale, solleva qualche perplessità sulla procedura industriale: e come, di grazia, bucce, semi e raspi dell’uva si trasformerebbero “in pelle”?! Ci sono molte cose che non tornano nel modo in cui è presentato Wineleather, il materiale sviluppato dalla italiana Vegea, di recente premiato con il Global Change Award del gruppo H&M e presentato al pubblico durante la fiera Vinitaly (Verona, 9-13 aprile). In più, lasciano basiti le inesattezze e l’acredine con le quali, nello stesso comunicato stampa, i promotori di Wineleather mettono in contrasto il proprio prodotto con quello dell’industria conciaria. Citiamo alla lettera: “Wineleather è esente da tutti gli impatti negativi sugli ecosistemi creati dalle industrie produttrici di pelle animale tradizionale, dalla sofferenza animale agli scarti di conciatura che impiegano acidi e metalli pesanti che inquinano i terreni e le acque. Inoltre la concia chimica ha rilevanti danni sulla salute degli addetti alla conciatura”. Sic et simpliceter: senza fonti che corroborino le affermazioni e senza tantomeno fornire spiegazioni su come un processo che promette di poter produrre “tre miliardi di metri quadri l’anno di Wineleather, l’equivalente di circa 400.000 campi da calcio” riesca nell’impresa senza impatti di alcun tipo. UNIC, l’Unione Nazionale Industria Conciaria, non intende rimanere con le mani in mano davanti a una così smaccata aggressione retorica. È partita una richiesta di rettifica delle affermazioni lesive per la dignità del lavoro della pelle ai quotidiani (tra i quali Corriere della Sera e Sole 24 Ore) che, un po’ alla leggera, hanno ripreso il comunicato stampa di Vegea. E, soprattutto, è pronta una diffida a Vegea perché modifichi le informazioni pubblicate sul proprio sito.

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