Scarpa italiana sempre più export-oriented

Crollano i consumi in Italia, bene invece l’export, che fa da paracadute alla produzione. E’ quanto emerge dall’indagine dell’ufficio studi di Assocalzaturifici sui primi nove mesi 2013, periodo nel quale sono stati persi 1.455 posti di lavoro rispetto a dicembre 2012 (-1,8%) e 142 calzaturifici (-2,7%), tra industria e artigianato. La produzione ha fatto registrare +2,9% in valore e +1,4% in quantità, grazie a una accelerazione nel terzo trimestre. Nonostante i saldi, i consumi interni si sono ridotti del 4,8% in volume e del 7,1% in valore. L’export invece è in crescita: 4,4% in valore e 1,5% in volume, con un nuovo record di valore esportato con circa 6,3 miliardi di euro per 173,5 milioni di paia vendute oltre confine. Nell’Unione Europea, dove vengono vendute 7 scarpe su 10, l’incremento è inferiore alla media: +1,2% in valore e +0,8% in volume. Va decisamente meglio nei mercati extra Ue: +8,3% in valore e 3,2% in quantità, grazie alle performance di Stati Uniti e Canada (+4,2% e +13% rispettivamente, in valore) e soprattutto all’espansione in Russia, Kazakistan e Ucraina (+10,5%, +9,1% e +7,9%) e sui mercati del Far East (+11,8% globalmente). Tra questi in evidenza con un aumento del 25,2% la Cina e del 12% la Corea del Sud. Il saldo commerciale cresce a due cifre: +10,6%. (mv)

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