Trade War, ora che gli USA davvero alzano i dazi sull’import cinese, la scarpa teme il peggio, la carne paga lo scotto

Tanto tuonò, che piovve. Venerdì 10 maggio, dando seguito agli annunci via Twitter del presidente Donald Trump, gli Stati Uniti hanno portato al 25% il dazio sull’importazione di beni cinesi per 200 miliardi di dollari annui. Come riporta FootWear News, le associazioni della moda statunitensi sono atterrite all’idea di che cosa possa succedere da qui in poi. Matt Priest, presidente di FDRA (produttori e retailer di calzature), teme innanzitutto gli effetti collaterali, soprattutto quelli legati a una eventuale spinta inflazionistica: “Noi competiamo sulla capacità di spesa dei consumatori – le sue parole –. Se i prezzi in generale salgono, anche se le scarpe non sono colpite direttamente da nuovi dazi, la loro fetta di mercato sarà di certo ridimensionata”. Mentre Priest confida che Washington e Pechino possano ancora trovare una soluzione negoziale alla crisi commerciale, Rick Helfenbein, presidente di American Apparel and Footwear Association, la vede nera: “Come industria, non possiamo sopravvivere a una tariffa del 25% in aggiunta alle tasse che già paghiamo”. Se la filiera USA della moda analizza possibili ripercussioni in prospettiva, quella della carne si lecca le ferite. La Repubblica Popolare Cinese ha già colpito le bovine con retaliatory duties (“dazi di rappresaglia”) al 37%: piuttosto che di tensioni, il settore “avrebbe bisogno di accordi per ampliare gli scambi”, lamenta con Global Meat News un portavoce di NCBA, associazione di allevatori.

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