USA, Payless addio: il 30 giugno stop a tutte le operazioni commerciali

Il primo passo fu il Chapter 11, nel 2017. Poi, l’inutile ricerca di una nuova proprietà. Infine, lo scorso 18 febbraio, Payless ShoeSource ha dichiarato bancarotta, chiudendo primi 247 negozi tra USA e Portorico e cui si sono aggiunti i 120 canadesi. Ne restarono aperti 2.600, senza trascurare l’attività online. Ora è arrivato l’annuncio online che, “su base circolare”, le intere operazioni commerciali cesseranno entro il 30 giugno.
È la fine di un colosso nato nel 1956 a Topeka (Kansas) che consentì per la prima volta al cliente di entrare in un grande magazzino della calzatura e scegliere la scarpa senza assistenza da parte di un commesso. Attenzione: resta attiva la rete internazionale, presente in 36 Paesi (420 punti vendita) a cui si aggiungono 370 negozi in franchising, anche questi esteri. I maggiori creditori sono alcune fabbriche cinesi. Payless è stato per alcuni decenni il colosso della scarpa più economica su suolo americano, ma al suo declino (caratterizzato da una insignificante presenza online) hanno contribuito due fattori. Nel 2017, alcuni problemi di approvvigionamento hanno azzerato le sue vendite natalizie. Nell’agosto 2018, un bug ai server aziendali, stroncò la logistica del back-to-school. Pochi mesi dopo, Payless dichiarò di essere afflitto da “significative giacenze di magazzino”. Risultato: partì una stagione di “fuori tutto caratterizzata da “forti sconti che hanno depresso i margini e prosciugato la liquidità”. Ne derivò una perdita di 66 milioni di dollari. Secondo l’azienda, la clientela ne approfittò, acquistando scarpe in abbondanza, e riducendo “la successiva richiesta di nuovi prodotti”. Ora, il triste epilogo americano. (pt)

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