Basta abusi e malizie: la difesa della pelle è In Nome della Legge

Basta abusi e malizie: la difesa della pelle è In Nome della Legge

Il distintivo in copertina, ok, è da film western. Lo svolgimento, lo riconosciamo, ricorda un legal thriller. Il titolo, infine, è da poliziesco: In Nome della Legge. Ma c’è bisogno di tutta l’enfasi della settima arte per celebrare quella che è, finora, una delle poche notizie buone del 2020. Dal prossimo 24 ottobre il cosiddetto Decreto Pelle pone un argine, tanto atteso dalla concia italiano, all’abuso del termine pelle. È finita la stagione del marketing facile. Quello che con un prefisso ammiccante (eco, vegan, simil e via discorrendo) crea intorno a un materiale un’aura di sostenibilità, mentre con l’appropriazione indebita del termine “pelle” gli attribuisce qualità che non ha. Il legislatore italiano ha messo un punto.

 

 

In Nome della Legge

Alla conquista legislativa La Conceria dedica la cover story del magazine n. 7. Qui spiega il testo del decreto e raccoglie gli auguri di Cotance affinché il caso italiano diventi motore di novità per l’intera Europa. Ascolta, poi, la testimonianza dal Brasile di chi una legge simile già ce l’ha, ma sa che non basta da sola a tutelare la pelle: richiede uno sforzo complessivo dell’intera filiera. “Fino alla prossima mutazione lessicale fuorviante – si legge nel magazine –, esisterà uno strumento legislativo ufficiale, allo stesso tempo difensivo e offensivo, da cui partire per mettere i furbetti della cosiddetta ecopelle davanti alle proprie responsabilità”.

Clicca qui per sfogliare La Conceria n. 7

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