Chanel acquisisce la conceria Samanta

CHANEL acquisisce Samanta, il commento degli analisti

Il risiko dello shopping conciario italiano di CHANEL e di altre maison del lusso è (ancora) tutto da giocare. Disporre del controllo diretto della filiera, nella pelle come in altri settori merceologici, permette, infatti, un vantaggio competitivo non indifferente. È questa l’opinione degli analisti del settore lusso, a seguito dell’operazione, annunciata ufficialmente ieri, che ha portato all’acquisizione da parte del colosso d’Oltralpe da 11,1 miliardi di dollari di fatturato della maggioranza della conceria toscana Samanta.

Piccola, ma strategica
Samanta è, da tempo, fornitore di CHANEL che, però, non ha rivelato il valore dell’investimento. Il fatturato della conceria situata a Ponte a Egola si situa in una fascia tra i 15 e i 20 milioni di fatturato, connotando l’operazione come una “piccola, ma strategica mossa” per la griffe francese. Samanta, infatti è specializzata nella stampa effetto rettile e pregiato, che andrebbe, dunque, a sostituire i pellami esotici che CHANEL ha annunciato di voler abbandonare a fine 2018.

Le concerie di qualità fanno gola
Per Flavio Cereda, analista di Jefferies, “si tratta di un acquisto in linea con la strategia della maison atta a internalizzare certe fasi della produzione per poter sviluppare prodotti che sostituiscano l’esotico”. Come ricorda l’analista, “le concerie di qualità sono ambite da tutte le griffe del settore”. Il che significa che c’è spazio per altre operazioni da parte dei colossi della moda per potersi aggiudicare il controllo delle forniture. Opinione condivisa anche da Luca Solca, analista di Bernstein, che sottolinea come la manovra di CHANEL sia “molto coerente con le mie attese di un maggior coinvolgimento delle aziende del lusso nella produzione”.

Competenze, ilvero valore aggiunto
È la stessa CHANEL a spiegare a La Conceria il significato di quest’operazione: “La competenza e le capacità tecniche di Samanta sono un vero valore aggiunto per la filiera della pelle nel suo complesso. Il know how unico nella stampa su pelle andrà a completare le competenze degli altri partner”.

Evitare rischi
Il tema principale per il settore del lusso, quindi, diventa ridurre i rischi collegati a possibili interruzioni di fornitura e poter contare sempre sui pellami di maggior qualità. Il deal con Samanta si configura, dunque, come l’ultimo step di un programma progettuale che ha portato la maison parigina ad aggiudicarsi l’intero capitale del fornitore spagnolo di pelli ovine Colomer Leather Group (nel 2018); la maggioranza di Mégisserie Richard, specializzata nella produzione di pelli di agnello (2016), della conceria Bodin Joyeux (2013) e della guanteria Gausse (2012); entrando nel capitale di Tanneries Haas (sempre 2012).

26/27 acquisizioni
Come sottolineato da Bruno Pavlovsky, presidente delle attività moda della maison della doppia C, in un’intervista a MFFashion rilasciata lo scorso ottobre dopo i rumors che davano Chanel in vendita, sono anche previste “sicuramente acquisizioni che riguardano la manifattura. Ci sono realtà molto piccole dal grande savoir faire, che hanno un ruolo molto importante nel nostro business. Potrebbero sparire domani, è nostro dovere tutelarle”, ricordando poi come, negli anni, CHANEL abbia “realizzato 26/27 acquisizioni di questo tipo”.

 

 

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