Conceria Cristina, 50 anni di futuro: intervista a Valter Peretti

Intervista a Valter Peretti per i 50 anni di Conceria Cristina

Quando si festeggia un anniversario importante, come quello di cui stiamo per scrivere, si può fare una scelta molto semplice. Concentrarsi sul passato: raccontarne le tappe fondamentali, tracciare il bilancio di quel che è stato.
Oppure.
Si può ribaltare il punto di vista e volgere lo sguardo (soprattutto) al domani: ai progetti in corso, ai prossimi traguardi.
Sta, forse, in questo modo di intendere il proprio progetto imprenditoriale, la formula della longevità di Conceria Cristina e del Gruppo Peretti che le si è sviluppato attorno. “Bisogna essere convinti che si sta facendo qualcosa di valido importante. Bisogna investire, molto. Pensare all’azienda prima che all’imprenditore. Avere la fortuna di trovare collaboratori che ti seguano e abbiano la tua stessa visione di sviluppo. Questi sono i fattori fondamentali: segreti, non ce ne sono”.
Le parole sono di Valter Peretti, titolare del Gruppo, che abbiamo intervistato in occasione dei 50 anni di Conceria Cristina, fondata nel 1969 dal padre, Graziano Peretti.

Investire, molto
“Dal 1969 a oggi il mondo è cambiato tante volte – racconta Peretti -. Altrettante è cambiato il modo di fare conceria”. E ogni cambiamento ha portato con sé la necessità di rivedere il proprio approccio al mercato: “Quando mio padre ha avviato l’azienda, investire significava costruire una struttura che permettesse di lavorare bene, avere spazi sufficienti, acquistare qualche macchina in più”. Invece, oggi, “senza parlare delle tappe intermedie, bisogna soprattutto investire in ricerca sviluppo di tecnologie sempre più efficienti dal punto di vista produttivo. Ma, soprattutto, sempre più compatibili con l’ambiente. Riducendo l’impatto. Migliorando gli ambienti di lavoro. Lavorando a 360 gradi sulla sostenibilità”.

Sostenibilità: non è l’anno zero
Più che una parola, il sostantivo “sostenibilità” è diventato un mantra. “Di questi 50 anni, 42 li ho vissuti in prima persona, essendo in azienda dal 1977 – dice Peretti -. Guardandomi indietro va detto che sul tema della sostenibilità tantissimo è stato fatto da noi come azienda e dalla conceria italiana in generale. Ora, però, sembra che tutti dobbiamo partire dall’anno zero: un approccio a questa realtà che non condivido assolutamente”. Peretti è molto chiaro, nello spiegare perché: “La conceria non è all’anno zero sui temi sostenibili. Possiamo sempre migliorare, ma non dobbiamo sentirci sotto esame da chi si è svegliato e ha intrapreso solo ora il cammino della sostenibilità. Dobbiamo migliorare, ma i cambiamenti epocali, sotto il profilo ambientale, li abbiamo già affrontati: ora si tratta di gestire affinamenti continui”.

La rappresentazione della sostenibilità
È la dovuta rivendicazione di un’impronta green che “con molta franchezza – spiega Peretti – all’inizio è stata frutto di una costrizione normativa. Ma, poi, è cresciuta nel settore e da parte mia in prima persona la consapevolezza dell’importanza della tutale ambientale”. Risultato: “Oggi, la molla che ti spinge, almeno per quanto mi riguarda, è una questione di coscienza: il voler essere sempre più pulito fa bene all’azienda, ma anche a te stesso. Suscita un’importante gratificazione personale. Questa è la vera sostenibilità e non la rappresentazione della sostenibilità”.

2.000 alberi (e tanto altro)
Per dimostrare che la conceria è sostenibile in modo concreto e progettuale, Peretti elenca i work in progress green del suo Gruppo. “Investiremo in risorse umane da collocare in ricerca, qualità, sostenibilità. Stiamo partendo con programmi di efficientamento energetico, per i quali abbiamo già deliberato gli investimenti necessari. Li avvieremo nei prossimi mesi e dovrebbero consentirci di ridurre di circa il 25 % il nostro fabbisogno energetico”. C’è dell’altro: “Abbiamo in mente tutta una serie di ricerche in ambito applicativo per ridurre il consumo di prodotti chimici e per sviluppare nuove linee di prodotto”. E, infine, “abbiamo deciso di piantare 2.000 alberi in un terreno adiacente alla conceria. Faremo un bosco misto, con 5 tipi di alberi”. Obiettivo? “Compensare la nostra emissione di CO2. Dalle approssimazioni fatte, quando il bosco avrà 3-4 anni, arriveremo a contenere circa 20 tonnellate annue di CO2”. Tempi? “Stiamo preparando il terreno: li pianteremo in primavera, immediatamente dietro la conceria”.

Il fattore generazionale
In Conceria Cristina, da tempo, ha fatto ingresso la terza generazioneEleonora e Stefano Peretti sono rispettivamente Responsabile Qualità Ambiente Sicurezza e Responsabile Commerciale del Gruppo. “Il contesto in cui si trovano a muoversi – racconta Peretti – è più competitivo, globalizzato e complesso di quello che mi ritrovai davanti io, al momento della mia entrata in conceria. Allora la domanda era più dell’offerta. Bastava muoversi, impegnarsi e si trovavano facilmente nuovi mercati. Oggi non c’è più niente da scoprire. Per loro è indubbiamente più difficile di quanto sia stato per me”.

Un sigillo di garanzia
Un contesto (molto) più difficile per un settore conciario, però, molto più solido moderno di un tempo. “Dieci anni fa – commenta Peretti – sarebbe stato impensabile l’ingresso di fondi investitori istituzionali nel nostro settore. Le loro recenti operazioni, invece, sono un sigillo di garanzia: dimostrano l’evoluzione delle nostre concerie dal punto di vista gestionalemanageriale, della trasparenza. Le aziende più importanti hanno i conti in ordine e sono osservate con attenzione. E noi possiamo guardare tutti negli occhi, a partire dal più importante dei nostri clienti fino all’ultimo della lista”. Sulla possibilità che anche il suo gruppo sia sotto i riflettori dei fondi, Peretti spiega che “potenzialmente è una via percorribile anche per noi. Le evoluzioni future, però, sono difficili da immaginare. Noi stiamo bene come stiamo. Dobbiamo consolidare alcune operazioni recenti, ma non chiudiamo la porta a nessuna ipotesi futura di cambiamento. Sono fermamente convinto che la dimensione sia fondamentale anche nel nostro settore. Il tempo del piccolo è bello è finito”.

L’operazione Miura
Una delle “operazioni recenti” è l’acquisizione della conceria toscana Miura (giugno 2018): “L’abbiamo fatta nell’ottica di completare la gamma di articoli da proporre a un certo tipo di clientela. Stiamo andando avanti in questa direzione e non abbiamo alcuna intenzione di snaturarla. Il contesto congiunturale non è facile, ma penso sia un bene anche per Miura il fatto di essere all’interno di un gruppo che gli garantisca una prospettiva più serena”.

Qualificare la produzione
Difficile, però, riuscire a essere completamente sereni navigando nel mercato attuale. “Purtroppo, ma sicuramente, a breve termine si prospetta l’ipotesi di una selezione dell’offerta. Tutta la manifattura mondiale sta soffrendo. Viviamo una situazione di rallentamento globale dell’economia della quale non possiamo non tenere conto”. Che fare? “Bisogna puntare non tanto alla crescita dimensionale intesa come maggior produzione – conclude Peretti -. Dobbiamo qualificare di più la nostra offerta e il nostro modo di lavorare. Solo così potremo superare questa fase”.

La sfida ai prossimi 50 anni è lanciata.

Nell’immagine, da sinistra: Stefano, Valter ed Eleonora Peretti (foto by Beatrice Vesprini / Polimoda)

 

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