Cotance, prezzi delle pelli fuori controllo: “difendiamo il grezzo europeo”


“Paradossalmente, i prezzi delle pelli di vitello sono diventati più costosi della carne”. Lo afferma Cotance, l’associazione dei conciatori europei presieduta da Rino Mastrotto, che nel consiglio direttivo riunito a Bruxelles il 18 febbraio ha analizzato la situazione dell’industria conciaria continentale. Il quadro è positivo per alcuni settori (alta moda e lusso, automotive), mentre per altre destinazioni d’uso della pelle, in particolare l’arredamento, gli ordini sono in forte rallentamento. Il problema del momento è costituito però dall’accesso alla materia prima e dai picchi raggiunti da alcune selezioni di grezzo bovino e ovicaprino.

“I conciatori europei”, si legge nel comunicato dell’associazione, “lamentano l’assenza di azioni da parte delle autorità europee al fine di contenere gli avversi effetti economici della scarsità di materie prime sul libero mercato, che spingono i prezzi a livelli insostenibili. Tale scarsità è il risultato di azioni restrittive all’export da parte di Paesi terzi quali Argentina, Brasile, India e Pakistan e dell’imposizione di dazi. Ciò è noto alle autorità, come evidenziato e documentato dal comitato Market Access della DG Trade per il settore pelle adottato il 5 ottobre 2012”. Ora che la competizione internazionale all’acquisto si sta facendo più serrata, e che l’Unione Europea non pone limiti all’ingresso da parte di buyer extracomunitari, i prezzi hanno raggiunto i livelli più alti del decennio, per effetto della domanda nettamente superiore all’offerta. “Di conseguenza”, affermano i conciatori europei, “l’azione dell’Unione Europea dev’essere sviluppata per assicurare un accesso non discorsivo e al giusto prezzo alla materia prima di cui l’industria della moda ha bisogno”. Sono a rischio centinaia di posti di lavoro nel settore conciario continentale, in particolare in Italia, che vale il 52% dell’occupazione europea di settore. Cotance auspica che siano prese in considerazione tutte le misure possibili per correggere le distorsioni, comprese eventuali restrizioni all’export, previste dal regolamento n.1.061 del 2009.

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