India, nuovo stop per 122 concerie di Kanpur: “Ci perseguitano”

Ancora contraddizioni per l'area pelle

Le concerie di Kanpur non conoscono pace. Dopo appena due mesi dalla ripresa dell’attività, l’Uttar Pradesh Pollution Control Board (UPPCB) ha disposto una nuova sospensione a 122 concerie in seguito a un’ispezione. Secondo quanto riporta la stampa locale, il nuovo impianto di depurazione non sarebbe ancora in grado di gestire tutti gli effluenti provenienti dalle concerie perché totalmente dedicato al trattamento della rete civile. I funzionari del dipartimento di ingegneria della sanità pubblica della Regione – spiega il quotidiano indianexpress.com – avrebbero bisogno di un mese circa per mettere pienamente in funzione l’impianto e fino ad allora le concerie, i cui reflui non rispettano i parametri più stringenti, non potranno svolgere la propria attività.

 

 

La reazione
Come riporta lo stesso quotidiano indiano, alcuni imprenditori conciari di Kanpur hanno denunciato un “attacco deliberato da parte del governo“. “Siamo stati presi di mira dall’UPPCB e dal governo – dichiara Babu Bhai, presidente della Small Tanneries Association -. Avrebbero dovuto mettere a punto l’impianto durante gli otto mesi in cui le aziende sono rimaste chiuse”. Immediata la replica delle autorità locali, le quali hanno spiegato che i lavori all’impianto e alle fognature non potevano essere realizzati in quel frangente ma dovevano essere fatti durante il periodo dei monsoni dato che in caso di alluvione l’impatto degli scarichi sul fiume Gange sarebbe inferiore. Proprio per tutelare il sacro corso d’acqua, il governo aveva sospeso lo scorso novembre l’attività di 261 concerie in attesa che si svolgesse la cerimonia del Kumbh Mela durante la quale i fedeli induisti si immergono nelle acque del fiume. Tuttavia, superata la scadenza l’UPPCB ha rilevato livelli di sostanze inquinanti nel fiume ancora elevati. Per questo ha rilasciato solo a pochissime aziende il “No Objection Certificate“, il nulla osta necessario allora come oggi per lavorare sulle rive del Gange.

 

 

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