Iraq, dopo l’Isis Mosul vuole rinascere anche con la pelle

Mosul vuole tornare a vivere, e per farlo si punta anche sulla concia. Dopo cinque anni dalla conquista della città da parte dei militari di Daesh (lo Stato Islamico fondato dall’Isis nel 2013 sui territori di Iraq e Siria) e i conseguenti bombardamenti, la città irachena è irriconoscibile. Un tempo Mosul era la perla del Paese, esattamente al centro della via della Seta, un fiorente centro industriale dove sorgevano dozzine di concerie. Proprio il commercio della pelle è stato in passato uno dei principali motori della crescita della città.

Storia manifatturiera
Come racconta france24.com, nel corso del 1800 Mosul era divenuto uno snodo fondamentale del commercio nell’area. Qui arrivava il pellame grezzo ottenuto negli allevamenti della regione, che veniva poi conciato all’estero, Europa inclusa. Il commercio della materia prima conciaria, ma anche di lana pregiata, ha determinato un boom della città e poi della regione. Un passato dorato, quasi totalmente cancellato.

Voglia di ripartire
Oggi che la città è stata liberata, molti imprenditori tornano alle proprie sedi: peccato che  gran parte delle loro aziende sono state rase al suole o sono, nel migliore dei casi, in condizioni per le quali è impossibile che ripartano. Chi ha ancora gli edifici in piedi non può contare su acqua potabile o sui collegamenti elettrici, senza considerare gli aspetti finanziari. Qui e lì lungo le strade sono presenti piccoli posti di blocco formati da paramilitari che chiedono dazi per il transito, costi che finiscono per aggiungersi a quelli di produzione.

Di che cosa c’è bisogno
Secondo l’economista Khaled Hamed Mosul può ripartire, ma ha bisogno di una ricetta con numerosi ingredienti: “Servono aiuti dal governo, rinnovamento delle risorse idriche, elettriche, di comunicazione e di trasporto, un sistema bancario completo e opportunità di investimento”. (art)

Immagine da Shutterstock

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