Kanpur, per la crisi le concerie incolpano il governo (non CRV)

Kanpur, per la crisi le concerie incolpano il governo (non CRV)

Le gestioni delle feste religiose (Magh Mela e Kumbh Mela), nonché l’approccio rigoroso del National Green Tribunal. Sono questi i tre elementi cui i conciatori indiani dell’Uttar Pradesh fanno risalire la crisi. Fattori politici che hanno anticipato il Coronavirus e che hanno messo in ginocchio la filiera locale della pelle. Una dinamica che avrebbe fatto fuggire gli acquirenti verso altri Paesi confinanti, rischiando di far chiudere per sempre le imprese che sorgono lungo il fiume Gange e i suoi affluenti.

La crisi

Gli interventi del governo dell’Uttar Pradesh hanno comportato danni al settore per 21 miliardi di rupie, qualcosa come 240 milioni di euro. A proporre la stima è il Council for Leather Exports, secondo cui il Bharatiya Janata Party, cioè il partito induista al governo nello stato e nel Paese, sta uccidendo il distretto di Kanpur. Gli operatori imputano questo tracollo alle chiusure imposte in vista delle celebrazioni religiose. Puntano il dito prima contro il Kumbh Mela che, a singhiozzo, ha fatto cessare l’attività per diversi mesi. Poi verso il Magh Mela dello scorso febbraio. Infine nei confronti delle decisioni assunte durante questo lungo periodo da parte del Tribunale che vigila sul rispetto delle norme anti-inquinamento.

Stop di 13 mesi

Le restrizioni del governo per ripulire le acque del Gange hanno determinato la chiusura di concerie, calzaturifici e pelletterie per un totale di 13 mesi. Troppo per i mercati. E così gli acquirenti, soprattutto europei, hanno guardato ai Paesi confinanti. “Hanno scelto il Bangladesh, che aveva incentivato la produzione e ridotto i dazi – spiega Javed Iqbal, presidente regionale del Consiglio per le esportazioni di pelle a Kanpur, a newsclick.in -. Come conseguenza Kanpur ha perso quattro grandi marchi stranieri. 32 conciatori che avevano programmato di espandere la loro attività nell’Uttar Pradesh hanno mollato puntando sul Bengala occidentale. Quattro di loro inoltre hanno optato per il Bangladesh”. Una situazione che ha messo in fuga i clienti ma ha anche comportato grosse perdite finanziarie. “Come sopravviveremo? – aggiunge Nayyar Jamal, membro della sede di Kanpur della Small Tanners Association -. Dopo il blocco le concerie hanno potuto riaprire solo per 15 giorni al mese e così lavorano al 25% della capacità“. (art)

Nell’immagine, elaborazione grafica i.mage_lab

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