La chiamano ecopelle, ma non è etica e inquina: ecco lo spiegone irlandese

Un portale irlandese mette a nudo l'ipocrisia dell'ecopelle

“Why vegan leather isn’t as ethical as you think”. Questa volta lo “spiegone” arriva da oltre Manica, direttamente dalle pagine virtuali del blog irlandese dedicato alla moda fashion.ie, dove vengono analizzate le ragioni a favore della “vera” pelle e i motivi per cui “la presunta ecopelle” ha ben poco di “eco”.

È solo plastica con un nuovo aspetto
“La pelle vegana è un materiale etico, sostenibile, o solo plastica con un nuovo aspetto?” è la domanda di partenza. La risposta si configura come un’ampia argomentazione in cui si evidenzia dapprima come “il mercato sintetico globale è aumentato drasticamente negli ultimi due anni, essendo un’alternativa più economica alla pelle naturale” e poi come il concetto di #veganleather trovi appeal sui social network, riuscendo a generare 200.000 post solamente su Instagram.

Il sintetico “biomagnifica”
La considerazione successiva è però che “la maggior parte delle finte pelli contiene PoliVinilCloruro (PVC), una plastica che impiega un’eternità a decomporsi ed è molto corrosiva per le piante” senza considerare la sua tendenza a “biomagnificare, vale a dire che il suo effetto sugli animali e in natura peggiora mentre continua la catena alimentare”.

E le alternative “a base vegetale” che impatto hanno?
Un’altra possibile alternativa alla pelle naturale pare essere rappresentate dalle fibre naturali, “al punto che qualcuno ha da tempo iniziato a produrre calzature e accessori” partendo ad esempio da sughero e fibre di foglie di ananas. “A prima vista i materiali a base vegetale possono sembrare l’opzione più sostenibile perché c’è il vantaggio che la scarpa è biodegradabile – continua l’editoriale di fashion.ie -. Ma fare le scarpe da una base vegetale può avere le sue sfide: richiede un’attenta ricerca di ogni materiale e l’analisi del loro impatto sociale e ambientale“.

Nell’immagine, screenshot del portale fashion.ie, cliccando qui si può leggere la versione originale dell’articolo

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