Londra, per la concia un 2018 nero: giù import (-22,5%) ed export (-14,9%)

Se il 2018 è stato un anno difficile per l’industria conciaria mondiale, il Regno Unito non ha fatto eccezione. Le esportazioni complessive (finite, semilavorate e grezze) sono calate del 14,9% in valore (296,3 milioni di sterline) e dell’11,9% in volume (oltre 151.000 tonnellate) su base annua. Le importazioni, intanto, hanno ceduto rispettivamente il 22,5% e l’8,2%, per un giro d’affari declinato a 145,2 milioni di sterline. Lo comunica Leather UK, l’associazione della pelle britannica.

La zavorra del grezzo
Segna il risultato peggiore la materia prima conciaria, che ha ceduto il 21,9% in valore e il 12,8% in volume, a denotare un significativo trend ribassista dei prezzi nell’anno. Va relativamente meglio alle pelli semilavorate, che chiudono in area negativa (-1,9% in valore) solo perché il buon andamento delle bovine è stato vanificato da quello delle ovi-caprine. Il fatturato estero delle pelli finite, invece, perde il 10% su base annua.

Il ruolo dell’Italia
Per Londra sono l’Italia e la Cina i due interlocutori internazionali di riferimento: da soli comprano il 74,9% della materia prima britannica. Il peso di Roma, oltretutto, cresce. A proposito di pelli grezze, la sua quota nel 2018 è aumentata del 5%, coprendo quasi in toto il -6% di Pechino. Non c’è storia sulle wet blue e semilavorate, categoria dove l’Italia da sola vale il 78% del fatturato estero inglese. Roma, infine, rappresenta l’origine del 58,9% delle pelli finite importate nel Regno Unito. Nel 2017 valeva il 61,3%.

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