Messico, i cartelli assediano la concia: rapine per milioni di dollari

La concia messicana è sotto attacco. Da qualche tempo nel Paese latino-americano la tensione è alle stelle, a causa dell’inflazione ma, soprattutto, per colpa di una nuova guerra tra cartelli di narcotrafficanti, contrastata dalla polizia. Un’escalation di violenza e paura che nei primi sei mesi dell’anno ha causato oltre 17.600 omicidi, tra cui 24 agenti di polizia, e che ha avuto ripercussioni anche sul settore conciario.

Assalti ai camion
Qualche settimana fa il presidente della Camera nazionale per il trasporto delle merci (CANACAR), Enrique González Muñoz, ha lanciato l’allarme: la concia messicana sta subendo danni per milioni di dollari a causa del furto di camion carichi di pellame. I mezzi pesanti sono finiti nel mirino della criminalità organizzata per il loro prezioso contenuto, rappresentato da pelli finite, grezze o calzature pronte per essere vendute all’estero. A subire i danni maggiori sono le aziende della città di León, dove viene prodotto il 65% del pellame nazionale. Il problema è aggravato dal fatto che, per evitare di pagare le imposte fiscali, molti imprenditori non forniscono né chiedono alcuna documentazione o ricevuta per il trasporto dei carichi.

Situazione in peggioramento
In pericolo, però, non ci sono più solo i mezzi pesanti e il pellame. Ieri il presidente della Camera dell’industria conciaria (CICUR) di León, Ernesto Vega Guillot, ha dichiarato al quotidiano milenio.com che “la violenza è aumentata” e che “se prima i criminali erano interessati alla merce, ora sono diventati anche più violenti con gli operatori“. La zona più a rischio, la cosiddetta “area rossa”, è quella a sud del Paese e in particolare intorno alla città di Puebla. La conseguenza diretta è che per il trasporto di merce in queste aree i costi sono aumentati rapidamente e di molto a causa delle misure straordinarie adottate dall’associazione per garantire la sicurezza degli autotrasportatori e dei loro carichi. “Solo nel 2019 abbiamo certificato tre rapine – conclude Guillot -. Resta comunque difficile stimare il valore dei carichi rubati perché le aziende non ci forniscono alcun dato, ma stiamo comunque parlando di milioni di dollari“. (art)

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