Nel vuoto dei marchi le concerie coltivano il ritorno dei piccoli

Nel vuoto dei marchi le concerie coltivano il ritorno dei piccoli

Le concerie italiane stanno osservando con attenzione un fenomeno che, fino a pochi anni fa, sembrava marginale: la vitalità dei piccoli brand, degli artigiani. Non muovono eccessivi volumi, non spostano gli equilibri, ma accendono una speranza che nel settore non si sentiva da tempo: il possibile ritorno di quel ceto medio di clienti che un tempo garantiva stabilità, diversificazione e continuità. Oggi non è più così. E proprio per questo, ogni segnale di movimento viene letto come un cambio di vento. Sul numero di gennaio abbiamo provato a capire come le concerie coltivano il ritorno dei piccoli nell’articolo “Seminando il futuro”.

Le concerie coltivano il ritorno dei piccoli

Per anni, e a più riprese, le concerie hanno beneficiato della crescita dei grandi gruppi del lusso, ma la dipendenza da pochi clienti si è rivelata un rischio strutturale. L’effetto frusta esploso nel 2023 (magazzini pieni, ordini congelati, consumi spostati verso le experience) ha mostrato quanto fragile fosse l’equilibrio. Da qui l’attenzione verso i piccoli: non perché in fondo capaci di sostituire i big, ma perché rappresentano un ecosistema più vario, più curioso, più disposto a sperimentare. Servizi come il Quick Ship di SIRP, che offre pelli in 48 ore anche a chi non può permettersi grandi minimi d’acquisto, raccontano un settore che prova a riaprire le porte a chi era rimasto fuori.

 

 

Consulenze “artigianali”

La storia di Esposito Pellami (Casoria) mostra cosa significhi davvero investire sui piccoli. E-commerce anticipato, assortimenti ridotti, disponibilità a seguire clienti inesperti, spedizioni continue, consulenza quasi artigianale: un lavoro lento che non promette volumi ma costruisce relazioni. Il risultato? Meno rischi, più selezione. E soprattutto un punto fermo: il mercato sta tornando a premiare autenticità, tatto, mano, naturalezza. Il limite resta sempre lo stesso: chi vuole lanciare un progetto spesso non trova un produttore disposto a seguirlo. Ma è proprio in questo spazio che si gioca una parte del futuro della filiera.

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