Per l’auto green significa veg? No: e questa Tesla S spiega perché

Così come è già successo al legno, anche la pelle starebbe perdendo terreno nell’industria automobilistica: anzi, per usare l’espressione scelta da Le Monde, anche la pelle “non è più in odore di santità”. E già, il quotidiano francese, analizzando le scelte stilistiche proposte ai saloni delle quattro ruote negli ultimi anni, conclude che ormai “le case automobilistiche usano sempre più materiali vegani o riciclati”, con la conseguenza che molti modelli premium risultano foderati in tessuti alternativi. I cataloghi di quasi tutti i produttori conoscono offerte o iniziative di questo tipo: nella rassegna de Le Monde compaiono tutti, da Jaguar e Land Rover fino a VolksWagen, che a Shanghai (forse per darsi una lucidata “dopo il caso Dieselgate”, appuntano i francesi) ha presentato la sua “AppleSkin”. Un filone aperto da Tesla, ricorda Le Monde, che per prima ha rinunciato totalmente all’uso della pelle per gli interni. Nella rincorsa al nuovo consumatore di alto profilo, però, i brand stanno facendo confusione: stanno, cioè, forzosamente assimilando il concetto di green (alimentazione ibrida, basse emissioni, alta efficienza e via discorrendo) a quello di veg. Ma l’equazione, per quanto semplice, non aderisce alla realtà. Il modo in cui l’anonimo proprietario ha completamente rivisitato gli interni della sua Tesla S, foderandoli di pelle di coccodrillo, unito all’interesse che l’iniziativa ha suscitato sui blog di settore, ci ricorda proprio questo: sul mercato ci sono tante persone attirate dall’auto green, ma che non sono affatto veg.

Foto da carscoops.com

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