Il rilancio della Sperimentale: ricerca applicata e trasferimento tecnologico, sostenibilità e formazione

Tanto da raccontare, tanto da fare, tanto da proporre al settore della pelle italiana. Entra nel vivo la nuova stagione della Stazione Sperimentale per l’Industria della Pelle e delle Materie Concianti (altrimenti nota come SSIP e, da oggi, ridefinita Italian Leather Research Institute. Un rilancio che prende le mosse dalla partecipazione alla quinta edizione di Smau Napoli, lo scorso 14 dicembre, e dalla pubblicazione, sul Sole 24 Ore di ieri, di un manifesto programmatico: “Siamo un organismo snello, un team di 16 persone tutte dal profilo tecnico molto elevato – spiega il presidente, Paolo Gurisatti -. La ricerca, settore in cui il tradizionale studio di prodotti chimici sempre più innovativi ed ecosostenibili per il trattamento delle pelli si sta ampliando su sistemi per il recupero degli scarti della lavorazione e per ottimizzare i processi di depurazione; partecipazione agli organismi internazionali che certificano i processi; prove in laboratorio; formazione specifica con il Politecnico del Cuoio”. Non solo. La SSIP “si sta adoperando per una re-ingegnerizzazione del sistema dei servizi erogati alle imprese, il rafforzamento delle competenze tecniche-organizzative, un considerevole investimento tecnico e organizzativo sui temi della normazione e della sostenibilità, nell’individuazione dei nuovi obiettivi di sviluppo della propria attività, in coerenza con le esigenze e i fabbisogni delle imprese della filiera della concia operanti nei distretti Industriali, un programma di ammodernamento dei laboratori e investimenti in nuove attrezzatture tecniche e infrastrutture per la ricerca applicata, che a breve diventerà anche strutturale, con il trasferimento nella primavera del 2018 nell’area ex Olivetti di Pozzuoli. Il piano programmatico per il prossimo triennio è incentrato sul potenziamento della Stazione come un competente e autorevole organismo nazionale per la ricerca, il trasferimento tecnologico, la formazione e l’innovazione, in grado di erogare servizi e promuovere progetti orientati allo sviluppo della industria della pelle e dei settori che la utilizzano”. Particolare attenzione per il processo di concia: “Nei nostri studi abbiamo rilevato che l’impatto complessivo sull’ambiente – spiega Massimiliano Fabbricino, docente di Ingegneria Sanitaria Ambientale alla Federico II di Napoli – derivante dai processi di lavorazione di concia al cromo è trascurabile. Quel che si pensa sull’inquinamento della concia molte volte è lontano dalla realtà. Sistemi di concia che potrebbero sembrare più green non sempre lo sono veramente, mentre quella al cromo risulta essere più controllata e controllabile”.

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