Sostenibilità, circolarità, valore: al World Footwear Congress va in scena l’eccellenza della pelle italiana

Un pomeriggio, quello di ieri al World Footwear Congress di Napoli, durante il quale la voce sostenibile, circolare ed “eccellente” della pelle italiana è risuonata “forte e chiara”. Basterebbe partire, per esempio, dalla testimonianza proposta da Ana Maria Vasconcelos, titolare di una nota azienda pellettiera portoghese, Belcinto, e vicepresidente APICAPPS: “Sono vegetariana da 20 anni, ma uso pelle da sempre”. Pelle italiana, al vegetale, “sostenibile a differenza di quanto dicono i vegani e di quello che usano, che deriva dal petrolio”. Vegani che, “come tantissimi di quelli che parlano di ambiente, sostenibilità circolarità, non conoscono il senso di quello di dicono”. Introduzione ideale per l’intervento di Graziano Balducci (Antiba, nella foto sul palco del Palazzo Reale di Napoli), presidente SSIP e vicepresidente UNIC – Concerie Italiane, che intervistato insieme a Claudio Marenzi (Presidente Confindustria Moda) da Maria Concetta Mattei, ha messo nero su bianco l’identità di un settore, quello conciario italiano, “che lavora già a uno stadio molto avanzato di sostenibilità e circolarità”. Un settore che “fattura 5 miliardi di euro all’anno e in 15 anni ha ridotto del 27% i consumi idrici, del 28% quelli energetici, del 14% la produzione di rifiuti (ndr: dati UNIC)”. Non solo: “La pelle italiana genera lavoro per circa 40.000 aziende e 2 milioni di addetti, permettendo alle aziende che la utilizza di realizzare un fatturato annuale pari a circa 90-95 miliardi di euro”. Numeri di grandissimo valore e che generano a loro volta ulteriore valore per tutta la filiera moda. La quale, come ha spiegato Marenzi, deve diventare “più aggressiva nel comunicare la sua sostenibilità, perché se c’è una filiera virtuosa è quella italiana”. Mentre Marenzi ha ricordato come siano stati i player del mass market e del fast fashion ad alzare l’asticella dell’impatto ambientale, Balducci ha chiuso ricordando come la plastica esiste da pochissimo rispetto alla pelle, ma “ancora non si sa come trattarla, mentre proprio la pelle è uno scarto alimentare i cui rifiuti diventano, a loro volta, altro: del resto, l’oceano è pieno di isole di plastica, non certo di pelle…”

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