White Leather Project, un anno dopo: l’idea piace, ma vende poco

White Leather Project, un anno dopo: l’idea piace, ma non vende

White Leather Project, un anno dopo. La collezione si amplia anche se le vendite, come previsto, sono “tiepide”. Il giovane ed emergente designer giapponese Akasaka Kozaburo (premio speciale all’LVMH Prize 2017), però, non perde la fiducia. In altre parole, crede nel progetto ideato per preservare la pelle bianca Shironameshi. È quella ottenuta attraverso un processo conciario millenario, praticato solo nell’area di Himeji, in Giappone.

White Leather Project, un anno dopo

“Abbiamo inserito altri prodotti in questa speciale collezione prodotta con la pelle bianca. Abbiamo introdotto anche le pelli di maiale, che abbiamo conciato con la stessa tecnica” ci ha detto lo stesso stilista nipponico durante l’ultima edizione di Pitti Immagine Uomo. “Inoltre, il progetto ci ha dato lo spunto per applicare questo antico processo di concia anche ai tessuti” afferma Kozaburo. Infatti, insieme al produttore di tessuti giapponese Karubo, il designer ha sviluppato una tela nera riciclata per jeans e giacche.

 

 

Le vendite non decollano

Le vendite, però, stentano a decollare. Il prezzo di un giaccone si aggira sui 4.000 dollari. Una cifra per la quale il consumatore, spesso, preferisce un articolo griffato. “Il nostro non è un prodotto per tutti. È per gli amanti della pelle e di questa tecnica millenaria” commenta Kozaburo. I prodotti targati Shironameshi sono in vendita nello showroom di Parigi e in altri punti vendita in Giappone. Nonostante il sell out piatto, Kozaburo non si scoraggia e assicura: “Il progetto proseguirà”. (mv)

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×
Sei un nuovo utente? Abbonati/Registrati