La vittoria (seppur parziale) di Hermès contro la contraffazione è una buona notizia anche per il settore lusso. Dopo 5 anni di battaglie legali, il marchio ha avuto la meglio su un’azienda che ha messo in commercio sandali simili ai modelli Oran e Izmir. La deposizione di Pierre Hardy, che questi modelli li ha creati, sembra esser stata decisiva per i giudici francesi. Ma la tutela resta limitata.
Quando è iniziata
La battaglia legale è iniziata nel giugno 2020, quando un programma televisivo ha mostrato la boutique Mapinko vendere sandali molto simili ai modelli Hermès. La maison ha citato in giudizio il rivenditore Mapinko e il suo fornitore Mulanka. Nel 2023 è arrivata la prima sentenza del Tribunale giudiziario di Parigi che riconosceva una violazione limitata con danni minimi. La decisione non ha soddisfatto Hermès, che ha presentato appello. E l’11 luglio scorso (ma la sentenza è stata pubblicata alcune settimane dopo), la Corte d’Appello di Parigi ha accolto un maggior numero di richieste della griffe, applicando una più forte tutela della proprietà intellettuale.
La testimonianza
La Corte ha confermato la violazione del copyright dei due sandali. E ha stabilito che Hermès aveva dimostrato con successo come i modelli fossero un modello distintivo del loro creatore Pierre Hardy. La testimonianza dello stesso Hardy che ha affermato di aver tratto ispirazione dall’arte tribale Ndebele, si è rivelata decisiva. Lo scrive il sito Luxjuris.com.
La tutela resta limitata
La vittoria è però parziale per due motivi. Il primo è che il tribunale ha chiarito come la protezione si applichi solo quando viene riprodotto il carattere essenziale del design originale, non quando un prodotto lo imita o gli somiglia nello stile. La seconda è che il risarcimento danni stabilito è stato di 25.282,35 euro, 16 volte superiore a quello della prima sentenza, ma di gran lunga inferiore ai 650.000 euro richiesti da Hermès. Il verdetto dimostra che i diritti d’autore non registrati basati su un’espressione artistica documentata possono offrire una protezione più forte e potenzialmente più duratura rispetto alle registrazioni formali sul design. Journal du Luxe sottolinea come pochi mesi fa Hermès abbia vinto un’altra causa simile contro due boutique di Saint-Tropez che vendevano borse simili alla Kelly. Questo approccio protezionistico della proprietà intellettuale dimostra come il valore di un marchio si basa anche sulla capacità di proteggere le sue creazioni. (mv)
Foto Hermès
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