La Cina alza il sipario: il fake non è più un sotterfugio

La Cina alza il sipario: il fake non è più un sotterfugio

Un tempo il mercato dei falsi era un’ombra che si aggirava ai margini. Oggi qualcosa sembra cambiato. Mentre l’Europa si culla nei fasti di un passato glorioso, la Cina sta trasformando l’industria del falso in un’arma economica, culturale e narrativa. E noi, troppo impegnati a difendere il lato sbagliato del lusso, quello che punta solo sull’heritage dimenticandosi di filiere e artigiani, non abbiamo visto arrivare l’onda d’urto. Tant’è che il fake non è più un sotterfugio. Ma più una guerra ibrida, dichiarata alla luce del sole. E il lusso europeo, invece di combatterla, ha scelto un altro campo di battaglia. Abbiamo analizzato le ultime novità in “Hello fakeness, my old friend: la Cina e la riscossa dei falsi” su Lineapelle Magazine.

Il fake non è più un sotterfugio

I primi segnali (che pure avevamo notato) erano arrivati nel 2025, con quei video virali su TikTok in cui “fornitori” cinesi si proclamavano produttori del 70% del lusso europeo. Una provocazione? No. Un attacco mirato. Mentre l’Occidente discuteva di dazi e supply chain, in Cina comparivano fabbriche dalle quali uscivano prodotti Chanel, Hermès, Louis Vuitton, chiaramente modificati nel nome ma estremamente simili nella forma, e venduti come autentici a una frazione del prezzo. Il tutto in un silenzio assordante, quasi complice. Oggi la situazione è ancora più esplicita. Centri commerciali come il Baiyun World Leather Trading Center vendono copie perfette alla luce del giorno, con accesso privilegiato ai modelli originali (per replicarli) grazie a boutique meno vincolate da liste d’attesa e rituali elitari. Con un risultato ancora più inquietante: i falsi finiscono persino nel mercato dell’usato di lusso, contaminando un sistema già fragile.

 

 

L’unica cosa che non si può falsificare

C’è però un terreno su cui la Cina non può ancora competere, o almeno non ancora: l’experience. Non puoi replicare la storia di una 2.55 di Chanel raccontata in boutique, non puoi replicare il rituale di un acquisto che promette appartenenza, esclusività, narrazione, né tantomeno quello che ruota intorno al marchio. Ma il lusso europeo continua a sottovalutare un dettaglio cruciale: il “purché se ne parli” è diventato un boomerang. Più i fake emergono, più i brand perdono il controllo della narrazione. E allora la domanda è inevitabile: se la fakeness è ormai parte del paesaggio, quali sono le nuove priorità del lusso europeo?

Per leggere gli altri articoli su Lineapelle Magazine, clicca qui!

Foto generate con Intelligenza Artificiale

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×