La Postina della discordia. Due condannati per contraffazione ai danni di Zanellato

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Il Tribunale di Vicenza ha condannato il commerciante di moda Sergio Bruschi a un anno di reclusione e l’artigiano Bruno Aver a un anno e dieci mesi (sospese entrambe le pene) per aver realizzato e messo in vendita delle borse ritenute copie della Postina, celebre modello realizzato dal Gruppo Zanellato. Il giudice Elena Garbo ha inoltre fissato per Bruschi e Aver il pagamento di una multa di 10.000 euro e il risarcimento nei confronti di Franco Zanellato, presidente del gruppo, di 5.000 euro. Bruschi, titolare di alcuni negozi di moda nel vicentino, era stato rivenditore ufficiale in esclusiva della Postina. Secondo l’accusa, nel momento in cui si concluse l’incarico avrebbe commissionato al laboratorio artigianale Del Conte di Dueville, di cui è titolare Bruno Aver, la produzione di alcune borse molto simili al modello di Zanellato, depositato e registrato. Una volta realizzate, le borse sarebbero state messe in vendita al prezzo di 200 euro in alcuni negozi, tra cui uno ceduto di recente a una società amministrata al 50% da Aver e per l’altro 50% da Tiziano Matteazzi, finito anch’egli sul banco degli imputati, ma assolto per non aver commesso il fatto e quindi totalmente estraneo alla vicenda. Nel 2013 il Gruppo Zanellato chiese l’intervento della Procura di Vicenza, che avviò un’indagine incaricando la guardia di finanza di eseguire perquisizioni durante le quali vennero sequestrate decine di borse. Dal canto loro, gli accusati si difendono sostenendo che i modelli da loro prodotti, pur avendo degli elementi di similitudine con la Postina di Zanellato, sono il frutto di un’ideazione personale, non sono identiche, e quindi non possono essere ritenute copie. Proprio per questa ragione, gli avvocati difensori di Bruschi e Aver hanno già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello.

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