Un anno fa la tragedia del Rana Plaza. Quanto è cambiato il Bangladesh?

È passato un anno dalla tragedia del Rana Plaza. A Dacca, capitale del Bangladesh, il 24 aprile 2013 crollò l’edificio di otto piani, utilizzato come stabilimento di produzione tessile, uccidendo 1.131 operai. Di molti non è stato più trovato il corpo. I familiari delle vittime attendono il risarcimento e il fondo di solidarietà, creato dai marchi produttori d’abbigliamento, ha finora raccolto meno della metà di quanto previsto. Intanto i marchi occidentali mantengono la produzione in Bangladesh, spesso in situazioni al limite, e le concerie del Paese continuano a inquinare i fiumi con scarichi abusivi. Il principale distretto conciario del Bangladesh, situato nel quartiere di Hazaribagh (definito dal Blacksmith Institute “una delle cinque aree più tossiche al mondo”), che dovrebbe essere spostato nell’area di Savar, scaricano tuttora le acque reflue nel fiume Buriganga, considerato il corso d’acqua più inquinato del mondo. I salari minimi, sulla scia della tragedia dello scorso anno, sono stati aumentati a 5.300 taka, pari a circa 50 euro mensili. (ag)

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