Benefici fiscali, nuovi guai svizzeri per Kering: un parlamentare del Canton Ticino presenta una denuncia penale

Nuovi problemi per Kering in Svizzera. Secondo il quotidiano locale Tribune de Genève, mercoledì scorso il parlamentare del Canton Ticino Matteo Pronzini, membro del Movimento Socialista (MPS), avrebbe presentato una denuncia penale contro alcuni manager del colosso del lusso, accusandoli di aver usufruito di benefici fiscali nel cantone svizzero in maniera impropria. Sempre secondo Tribune de Genève, Pronzini avrebbe inoltre chiesto al Gran Consiglio del Ticino di istituire una Commissione Parlamentare di Inchiesta per fare luce su presunti benefici fiscali che sarebbero stati concessi a Kering in cambio della domiciliazione della filiale logistica della Luxury Goods International. La vicenda è più articolata e risale in parte al novembre 2017 quando Gucci, maison del gruppo francese, venne accusata dalla Procura di Milano di aver eluso il fisco italiano contabilizzando in Svizzera attività svolte in Italia. L’inchiesta si era poi allargata coinvolgendo la piattaforma logistica attraverso la quale – queste le accuse mosse dal sito di informazione Mediapart e dal network giornalistico European Investigative Collaborations, tutte da confermare – sarebbero stati elusi 2,5 miliardi di euro fra il 2002 e il 2017. Kering ha sottolineato fin da subito di aver “implementato una governance di impresa che punta a garantire la totale conformità alle regolamentazioni fiscali dei Paesi in cui è presente” e che la sua società svizzera “è un hub strategico che opera nel campo della distribuzione e della logistica centralizzata dei marchi di proprietà: è stato fondato negli anni ’90 e oggi impiega più di 600 persone. Ogni società operativa in Svizzera esercita un’attività economica effettiva e, a questo titolo, il gruppo Kering paga in Svizzera imposte conformi alla legge locale e allo statuto societario. Questo modello operativo è noto sia alle autorità fiscali francesi che a tutte quelle competenti”. Poco dopo, nel marzo 2018, a ridosso della chiusura delle indagini da parte della Procura milanese, il colosso francese del lusso aveva ribadito che i propri manager sono “perfettamente in regola con le le autorità fiscali italiane“, contestando “la verosimiglianza delle cifre circolate sui mezzi di informazione” e mettendosi a disposizione delle autorità “in completa trasparenza”.

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