Confindustria Moda chiede al Governo provvedimenti contro la crisi

Confindustria Moda chiede al Governo provvedimenti contro la crisi

Spalmare prestiti e mutui alle imprese e risolvere, una volta per tutte, la questione del credito di imposta. In una nota, Annarita Pilotti, in qualità di presidente di Confindustria Moda, chiede al Governo di sostenere il settore, minacciato dalla crisi. Ne è un indicatore il +194% su base annua di ore di cassa integrazione richieste a febbraio 2024 “da molti distretti produttivi”. L‘associazione rappresenta un settore di 11.500 aziende, 150.000 lavoratori e 33 miliardi di euro di fatturato annuo.

I provvedimenti d’urgenza

Confindustria Moda chiede al Governo “provvedimenti d’urgenza” riguardanti il credito. In particolare, chiede l’allungamento da 6 a 10 anni dei tempi di rimborso dei finanziamenti garantiti da Sace e Simest. Finanziamenti utilizzati per affrontare le varie emergenze (pandemia, inflazione, aumento dei costi energetici, del denaro, ecc.). “Ma l’emergenza non è finita” afferma Pilotti. L’associazione invoca anche “l’apertura di un tavolo di lavoro con il sistema bancario finalizzato alla concessione di una sospensione straordinaria sulle varie linee di credito”.

 

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Il credito d’imposta

Un capitolo Confindustria Moda lo riserva a “una questione in fase di stallo da troppo tempo: il credito d’imposta per Ricerca & Sviluppo”. Pilotti (in foto) ripercorre nel dettaglio la cronistoria che ha portato l’Agenzia delle Entrate a chiedere ad alcune imprese la restituzione del credito di imposta per nuovi campionari e collezioni (che nel tempo sono passati da spese ammissibili a non ammissibili). Secondo la stessa presidente chiederne la restituzione in questo periodo significa correre il rischio di far chiudere le imprese. Per scongiurare tale eventualità, Confindustria Moda propone al Governo una soluzione in quattro punti. 1) proroga dal 30 luglio 2024 a gennaio 2025 del termine entro cui le aziende devono decidere se aderire alla procedura di riversamento spontaneo. Anche perché l’Albo dei Certificatori, promesso a settembre 2023, risulta al momento vuoto. 2) una moratoria per interrompere momentaneamente i controlli dell’Agenzia delle Entrate. 3) L’accesso a un’ipotesi di possibile ‘saldo e stralcio. 4) un chiarimento definitivo della controversa applicazione dei crediti di imposta R&S 2015-2019. (mv)

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