La Camera dei Comuni dice “no”, il retail ha l’acqua alla gola: Brexit punisce Londra (con qualche eccezione)

Brexit, la Camera dei Comuni dice no all’accordo. È stata una sconfitta storica, quella di ieri sera per il premier Theresa May, con 432 deputati che hanno bocciato il documento rispetto ai 202 che hanno votato a favore. Appena terminato lo scrutinio, la May ha preso la parola: niente dimissioni, ma un rilancio. “Questo accordo è l’unico possibile che tutela sia l’uscita dalla UE sia i cittadini”. Ora si va verso il voto di fiducia, mentre a Londra l’incertezza è sempre più alta e il retail ne paga le conseguenze, incassando “le peggiori vacanze natalizie da 10 anni a questa parte”. British Retail Consortium e Springboard hanno calcolato un calo del giro d’affari del 2,6%.

Che il 2018 sia stato un anno complicato lo testimonia l’ulteriore annuncio di Marks and Spencer che vuole chiudere altri 17 negozi all’interno del suo piano quinquennale, oltre ai 100 previsti entro il 2022. Probabili 1.045 licenziamenti. Nel terzo trimestre chiuso il 29 dicembre 2018, M&S ha registrato un calo delle vendite di abbigliamento e accessori del 4,8%.

Un altro brand storico è in difficoltà. Hardy Amies, marchio britannico maschile di lusso è entrato in amministrazione controllata per la seconda volta in poco più di un decennio. Ma c’è anche chi cresce, nonostante il difficile contesto. Barbour, griffe con 125 anni di vita specializzata in abbigliamento e accessori outdoor, durante l’ultimo anno fiscale (terminato il 30 aprile 2018) ha registrato un fatturato di 202 milioni di sterline (+9,2% rispetto all’esercizio precedente), con profitti aumentati del 19% a 33,4 milioni di sterline. (mv)

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