Moda e caporalato: il Tribunale di Milano apre un tavolo di lavoro

Moda e caporalato: il Tribunale di Milano apre un tavolo di lavoro

Il caporalato nella moda è “una fenomeno sufficientemente diffuso”. È scritto nella nota con cui il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha avviato il Tavolo della Moda. L’iniziativa è nata dopo le inchieste che hanno coinvolto Alviero Martini Spa e Giorgio Armani Operations. Sulla posizione e sulle responsabilità delle due aziende abbiamo fatto luce nell’ultimo numero del mensile La Conceria, intervistando l’esperto di diritto commerciale Stefano Negrini.

Il Tribunale di Milano apre un tavolo di lavoro

L’obiettivo finale del Tavolo della Moda è quello di stilare un protocollo per contrastare lo sfruttamento di manodopera nel settore. Ma, anche, di valorizzare tutto il settore dell’artigianato, favorendo il sistema imprenditoriale sul piano della b. Il protocollo conterrà “buone pratiche di natura preventiva” contro il caporalato accertato dalle indagini del PM Paolo Storari nella “filiera degli appalti” delle due aziende coinvolte. Come riporta La Repubblica, alla riunione in Prefettura erano presenti i rappresentanti del settore della moda, dell’artigianato, l’Ispettorato del Lavoro e il Politecnico di Milano.

 

 

Moda e caporalato

Nel numero di maggio del mensile La Conceria – titolo: “Una certa idea di sostenibilità” -abbiamo affrontato il caso riguardante GA Operations con Stefano Negrini, esperto di diritto commerciale. Negrini ha spiegato le motivazioni e i risvolti del provvedimento di 32 pagine con il quale il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria di GA Operations. A partire dalla carenza dei modelli organizzativi che ha portato la Procura a ravvisare una situazione agevolativa per la realizzazione del reato di caporalato da parte dell’azienda, ritenuta (al momento) non responsabile. Negrini indica le responsabilità che hanno i marchi nel controllo della filiera e le possibili soluzioni per prevenire eventuali reati.

Ci pensa anche Bruxelles

Non solo la Procura di Milano: anche le normative europee si stanno concentrando sulle filiere della moda in ottica di sostenibilità. Filiera che deve essere tracciata per arrivare ad una sorta di carta di identità del prodotto finale. Le normative incutono un certo timore nel settore per le problematiche attuative. C’è anche il nodo legato alle importazioni e all’armonizzazione delle dogane europee. (mv)

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