Rubare i dipendenti è concorrenza sleale: una “sentenza esemplare” dà ragione ai pellettieri di Tigamaro

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Un’azienda “ruba” i dipendenti a un’altra. Una pratica che, nel caso di cui stiamo per parlare, la legge ha etichettato come “concorrenza sleale”, perché l’azienda che li aveva “sottratti” apparteneva “allo stesso settore di quella di provenienza e li aveva assunti con la stessa mansione o comunque con una mansione assimilabile a quella precedente”. Con queste motivazioni il Tribunale di Macerata ha dato ragione a Tigamaro, azienda di Tolentino specializzata nella produzione di pelletteria conto terzi, che aveva presentato un ricorso d’urgenza per bloccare la fuoriuscita dei suoi lavoratori, 8 quelli coinvolti nel caso specifico. Nel linguaggio tecnico, così come riporta Il Sole 24 Ore, l’operazione illegale viene definita “cherry picking”, ossia “raccolta delle ciliegie”, immaginando il frutto maturato sull’albero che viene raccolto da un altro soggetto. Luca Bortolami (foto a sinistra), ceo di Tigamaro la definisce “una sentenza esemplare dalla quale mi sento tutelato e ulteriormente motivato nell’impegnarmi in progetti di formazione”. Tigamaro, infatti, è nota per avere al suo interno una Academy, inaugurata nel febbraio 2017: offre corsi di tre mesi per diventare artigiani 4.0 nel campo della pelletteria e per questa sua attività ha anche vinto il premio Smau 2017. Nel 2017/2018 l’hanno frequentata 80 giovani, 60 dei quali sono stati assunti, molti all’interno della stessa Tigamaro. Nel 2019 sono in programma altri corsi di formazione per 15 persone ognuno. L’azienda, che dà lavoro a 150 dipendenti, prevede di chiudere il 2018 con ricavi a 13 milioni di euro e un incremento del 10% sul 2017. (mv)

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