Sul veto ai veggie burger l’UE non si decide e lascia tutto com’è

Sul veto ai veggie burger l'UE non si decide e lascia tutto com'è

Fumata grigia sul veto veggie burger. Il Parlamento Europeo non ha approvato nessuno degli opposti emendamenti sulla denominazione degli alimenti di origine vegetale. Una “non decisione” che lascia nel limbo un intero settore e che ha scatenato dure reazioni.

Il veto ai veggie burger

Bruxelles doveva decidere su due possibilità opposte. Approvando l’emendamento che vietava l’uso di termini come “veggie burger”, “carne vegana” o “salsiccia vegan” avrebbe fissato un limite, facendo chiarezza a favore dei consumatori. Viceversa avrebbe potuto approvare l’emendamento che chiedeva di sancire la possibilità di utilizzare queste espressioni per definire come alimenti a base di carne prodotti che di carne non sono fatti. Invece il Parlamento europeo li ha bocciati entrambi, lasciando quindi le cose come stanno. E di fatto salvando temporaneamente i “veggie burger”.

La sorpresa

La doppia bocciatura sorprende ancor di più. Nel corso della stessa sessione a Bruxelles si è votato per vietare l’uso di espressioni come “stile yogurt” o “imitazione di panna” per definire i sostituti non caseari di questi prodotti. Ciò ha di fatto esteso il divieto imposto sulle alternative non casearie a “latte” e “burro”. Ma non solo. Il Parlamento europeo lascia un precedente pericoloso in vista dell’attesa discussione per una disciplina per l’uso dei termini pelliccia, pelle e cuoio. La “non decisione” getta infatti la situazione nell’incertezza e lascia campo aperto ai fraintendimenti. Una delle situazioni peggiori per qualunque mercato.

La reazione di Coldiretti

“Serve una norma nazionale per fare definitivamente chiarezza su veggie burger e altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi come mortadella, salsiccia o hamburger. Serve per evitare l’inganno ai danni del 93% dei consumatori che in Italia non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano – chiede il presidente di Coldiretti Ettore Prandini –. Il perdurare di una situazione di incertezza rappresenta purtroppo un favore alle lobbies che investono sulla carne finta, vegetale o di laboratorio. Puntano su una strategia di comunicazione subdola che approfitta deliberatamente della notorietà e tradizione delle denominazioni di maggior successo della filiera tradizionale dell’allevamento italiano per indurre i consumatori a pensare che questi prodotti siano dei sostituti, per gusto e valori nutrizionali, della carne e dei prodotti a base di carne”. (art)

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